Chiusura col brivido per la prima edizione del Medita Festival a Taranto, ieri sera 26 settembre;  brividi non solo per il freddo ma anche perché l’improvviso maltempo che si è abbattuto sulla città questo weekend ha fatto saltare la seconda serata del festival (quella dedicata alla danza e al Bolero di Ravel) ed ha messo in serio dubbio l’esecuzione (almeno fino alle 15.00) della terza giornata, quella con il tanto atteso concerto di Achille Lauro.

E partiamo proprio dalla fine con la discussa performance dell’artista nato a Verona, ma di origini pugliesi (il padre, il magistrato Nicola De Marinis è infatti nato a Gravina di Puglia); poche storie, Achille o lo odi o lo ami, non ci sono mezze misure e l’accostamento con un “mostro sacro” come l’Orchestra della Magna Grecia ha fatto storcere il naso a molti “puristi”.

L’ Orchestra che invece è abituata da sempre a muoversi tra il “sacro ed il profano”, ha riarrangiato i brani, diretta dal Maestro Piero Romano, in chiave sì orchestrale ma mantenendo l’aspetto leggero e divertente dei brani stessi, e per i puristi di cui sopra, i maestri dell’orchestra sono stati  i primi a dimostrarsi divertiti da questo accostamento improbabile.

E veniamo a lui, al main event del Festival,  Achille; chi si aspettava costumi, trasparenze ed eccessi è rimasto deluso;  Lauro si è presentato sul palco impeccabile, vestito di tutto punto con un frac mettendo da parte il suo abituale look “stravagante”  senza concedersi a nessuna divagazione.

A causa della ormai ben nota emergenza Covid, la capienza era limitata a soli 1.000 posti registrando il sold-out e  se pensate ad un pubblico composto prevalentemente da ragazzini, state prendendo una sonora cantonata; sembra che il Bell’Achille eserciti un discreto fascino nei confronti delle signore, diciamo dai 40 anni in su (si può scrivere il termine “Milf” senza risultare offensivi?? Ci proviamo), alcune delle quali si  sono  esibite anche in qualche gesto di isteria  pur di farsi immortalare con l’artista, che, purtroppo per loro non si è concesso ad autografi o foto.

Unico vero neo, un esibizione decisamente troppo breve, circa un’ora di concerto; uno spettacolo comunque che non ha deluso ed ha lasciato il pubblico soddisfatto.

Questa la scaletta:

  • Cadillac
  • 1969
  • Penelope
  • Me ne frego
  • Scusa
  • Bam Bam Twist
  • La Bella e la bestia
  • Rolls Royce
  • C’est la vie

Ad aprire il concerto Nahaze, giovane artista di origine lucana, denominata,  a ragione, come  la Billie Eilish italiana; gran bella voce, bell’aspetto e buona presenza sul palco con canzoni moderne scritte in lingua inglese  ci fanno sperare di vederla presto alla ribalta sulla scena internazionale.

Un passo indietro, invece per parlare di Amii Stewart; cosa dire, la cantante americana, ormai naturalizzata italiana, è una certezza ed ha creato un perfetto connubio con l’orchestra sia  nell’eseguire i brani del Maestro Morricone, ma anche nei brani dance che caratterizzarono l’inizio della sua carriera. Eleganza, classe e voce impeccabile, Amii è ancora oggi una stella ed una grande performer.

Un plauso al Comune di Taranto per aver organizzato questa festa di fine estate e per aver messo in calendario quella che si spera diventi “un’abitudine” di ogni anno, aggiungendo un ulteriore festival ai tanti che stanno nascendo in questo periodo;  come detto dal vicesindaco Fabiano Marti, Taranto sta diventando la città dei Festival, magari a discapito della tanto discussa “vocazione industriale” della città.