Baron Wolman e Woodstock incantano Taranto

Poter dire “io c’ero” quando si parla di eventi che hanno fatto la storia, è un momento di grande orgoglio. Io per ragioni anagrafiche non ci potevo essere visto che in quell’agosto del 1969 ero, forse, appena nei pensieri dei miei genitori che si sarebbero sposati qualche giorno dopo.

Ieri però ho avuto modo di sentire i racconti di chi davvero c’era, e non di uno qualunque, ma di quello che è stato il custode “visivo”, il fotografo ufficiale dell’evento.

Stiamo parlando chiaramente di Woodstock e di Baron Wolman.

All’epoca Baron era il fotografo di Rolling Stone, aveva già 32 anni ed una importantissima carriera alle spalle; avendo già fotografato tantissimi degli artisti presenti al concerto, decise di dedicarsi maggiormente ad immortalare il pubblico dell’evento, diventando così il testimone di una generazione, colui che attraverso i suoi scatti avrebbe portato avanti i volti, le storie, i sogni del popolo di Woodstock.

“Non dico che la gente fosse più importante, ma aveva la stessa importanza degli artisti sul palco; sono rimasto lì tutti e tre i giorni a scattare foto, sono andato via subito prima dell’inizio di Jimi Hendrix (fa segno con il dito puntato sulla testa a mò di pistola). Avevo in comune con quella gente gli stessi ideali di pace, amore e libertà, mi sentivo completamente a mio agio con loro…e poi c’era ottima droga”.

Nelle poche battute che ho potuto scambiare con lui gli ho detto quanto fossi rimasto colpito dalla storia riguardante Janis Joplin (che andò a casa sua per permettergli di scattare delle finte immagini live a colori, visto che aveva solo sue foto in bianco e nero), sulle groupies e sulle plaster casters (le ragazze che facevano i calchi in gesso dei peni delle rockstar); la sua risposta è stata “a me non lo fecero, non avevano gesso a sufficienza, altro che Jimi Hendrix”.

A quasi 82 anni, Baron è ancora un sognatore, un ecologista; “Come puoi non essere interessato ai problemi dell’ambiente; Trump finge che non ci siano cambiamenti climatici in atto, ma guardiamoci intorno e anche qui avete fabbriche di acciaio e di petrolio che inquinano, siamo sommersi da plastica, bottiglie, posate usa e getta che finiscono nel mare…è pazzesco”.

Neanche a dirlo, le foto sono eccezionali e vi invitiamo a visitare la mostra che si tiene a Città Vecchia all’interno della sede universitaria; se vi capita di incontrare Baron, ancora in giro in città in questi giorni, guardate i suoi profondi occhi celesti; vedrete un uomo che è rimasto giovane e che augura di rimanere giovani per sempre, così come nella dedica che mi ha fatto sul suo libro.