17 settembre 1991, mezzanotte, i Guns N’ Roses regalano al mondo del rock la loro ultima vera fatica di studio, il doppio album USE YOUR ILLUSION I & II, che rappresenta probabilmente il lavoro più importante della band in termini di produzione, complessità stilistica e compositrice, lontano dal suono più tradizionalmente hard e sleaze rock del sanguigno successo d’esordio ma che li consacrerà come una delle rock band più importanti di sempre. Parlare tuttavia di album doppio è sbagliato, perché gli “ILLUSIONS”, senza farsi ingannare dalla cardinalità I e II, sono due album gemelli che condividono la data di nascita e la tenace volontà realizzatrice del gruppo, tesa a voler “osare” dando al proprio pubblico la possibilità di scegliere cosa ascoltare tra le trenta canzoni complessive. Tutti i rockers, e non solo, conoscono almeno uno dei pezzi presenti sugli “ILLUSIONS” che dopo trenta anni, continuano a suonare ancora attuali e intramontabilmente contemporanei, tenendo testa alle più blasonate bands del momento presenti nelle charts mondiali. La forza di quest’opera, riuscita a sopravvivere al grunge che stava prepotentemente oscurando l’hard rock degli anni ’90 (perché il 1991 è anche l’anno di Nevermind e di Ten) risiede probabilmente nella  visionaria ambizione di voler dimostrare un’evoluzione stilistica che rispecchiasse complessivamente le diverse attitudini dei singoli membri, riuscendo ad avere un sequenza si eterogenea di brani, ma perfettamente e concettualmente amalgamata. Ma recensire tecnicamente questi due ambiziosi album è impresa davvero ardua, perché l’anima trascinatrice dei due dischi, trae la propria ispirata energia dalle emozioni che riescono a scatenare negli animi di chi li ascolta, sfruttando un’indiscutibile e cristallina precisione artistica sapientemente riversata in ogni singolo  brano. Liriche dai toni forti e significati complessi, talvolta velocissimi ed affannosi  finanche criptici come la complicatissima COMA, che passano da una rabbia di strada ormai dissipata, ad una rabbia e frustrazione interiore che paga il dovuto dazio al TRENO DELLA NOTTE. Amori sofferti e distruttivi, delusioni e passioni, ma anche messaggi di speranza come nelle bellissime ballads DON’T CRY e l’orchestrale NOVEMBER RAIN (che sfido chiunque a dire di non aver mai cantato), introspettive più profonde dal sapore di psicoanalisi come ESTRANGED e viaggi attraverso i ricordi con melodie blues o arpeggi pizzicati di un rock più polveroso. Ma se è vero che il processo creativo di questi due lavori è stato lungo e tormentato, costellato di incisioni e sovraincisioni con centinaia di takes, è anche vero che il suo ascolto può risultare davvero tortuoso   ma sorprendentemente adatto ad ogni stato d’animo contingente. Le diverse direzioni musicali presenti in entrambi gli “ILLUSIONS” riescono a vestire perfettamente i poliedrici pensieri di chi li ascolta, dando la soluzione consolatoria di poter creare un rifugio onirico in cui nascondersi ed essere se stessi, offrono la possibilità di identificarsi  nel vissuto raccontato in uno o più brani, terminando l’ascolto con una sensazione di conforto nel non sentirsi diversi, soli. Tuttavia, ascoltandoli oggi mentre scrivo, quale omaggio al trentennale ricordo, è forte l’illusione di un futuro capitolo terzo dell’opera, ma altrettanto forte e naturale è il rammarico per ciò che questi dischi hanno significato per la vita dei GUNS N’ROSES come li conoscevamo. Il trionfo monumentale dell’opera (discussa o osannata) che li ha consacrati a livello planetario, ha finito poi per diventare anche il grimaldello del processo di autodistruzione della band, schiacciata sotto il peso di un successo inarrestabile e sicuramente irripetibile.

BUON COMPLEANNO “ILLUSIONS”.                  

Testo di Roberto Albano