Cinzella Festival 2019: Grottaglie al centro del mondo

“Atteggiamento, politica, visione di chi si concentra contemporaneamente sulla dimensione globale o planetaria e su quella locale.”

Se dovessi sforzarmi di definire il Cinzella Festival di quest’anno, il termine più adatto sarebbe quello sopra spiegato: “Glocal”.

L’associazione Afo6 quest’anno è riuscita nello sforzo, non proprio così scontato, di portare allo stesso livello gli artisti internazionali, i nazionali ed i locali (quelli che noi amiamo chiamare “Made in Puglia”).

Innanzitutto destinando ai locali un palco che era sì più piccolo ma che riusciva ad essere addirittura più scenografico del Main Stage, con quel monolite illuminato e sovrastato da un albero che in uno sforzo poetico potebbe rievocare la lotta di chi vuole vivere in mezzo alle avversità, così come a volte devono fare gli artisti locali per trovare spazi e risorse per poter suonare in un territorio che solo negli ultimi anni ha cominciato a dare oltre che a ricevere (grazie a Puglia Sounds, Medimex e poche altre realtà).

Il Cinzella Stage, così si chiamava quest’anno il palco secondario, ha offerto alcune delle situazioni più interessanti dell’intero festival: i Leitmotiv sono, a prova di smentite, una delle band più interessanti a livello nazionale: sfido a trovare, soprattutto nel panorama odierno, un gruppo che coniughi con tanta maestria testi importanti, musiche mai banali e una tale presenza scenica;  Elius Inferno and the Magic Octagram sono una band ormai dal respiro internazionale con le loro sonorità psichedeliche che li hanno portati lo scorso anno a suonare in tutta Europa ed allo Sziget Festival. Ancora i Mother Nature, alfieri del Southern Rock made in Taranto sono una ormai una certezza nel panorama locale anche se purtroppo costretti a vivere distanti per cause lavorative, i Mothers sono sempre pronti a dare lezioni di rock quando ne hanno occasione. I Minimanimalist hanno spettinato gli spettatori presenti con il loro sound devastante condito dalla loro consuete ironia dissacrante mentre grande sorpresa con i Sound’s Borderline con un look che avrebbe fatto invidia a Calcutta che nascondeva le loro sonorità hard rock (tenete d’occhio questi ragazzi…li riconoscete dalla Les Paul perizomata…); gli Studio 82, band composta da storici musicisti del panorama tarantino, ha sfoggiato uno stile cantautoriale classico, elegante e con ottime melodie.

Che dire di Walter Celi, polistrumentista pugliese che non si è più fermato dalla vittoria all’Arezzo Wave 2018, se non che, seppure con un solo album all’attivo, è già una piccola stella del panorama musicale italiano? E ancora Naip (nessun artista in particolare) con il suo “Attenti al Loop” è stato uno dei momenti più divertenti del Cinzella Stage.

Percorrendo circa 300 metri si passava dalla Puglia al mondo; da New York i Battles (Ian Williams e John Stanier potevano tranquillamente essere scambiati per due white collars americani in ferie a Grottaglie) hanno dato una lezione di potenza e stile.

Gli I Hate My Village sono una delle band più attive in questa estate 2019, e si capisce subito il motivo; dal vivo spaccano. La superband composta da Adriano Viterbini , Fabio Rondanini , Alberto Ferrari  e Marco Fasolo, band quindi al 100% italiana, ha fatto viaggiare il pubblico con un mix di sonorità dal mondo tra suoni etnici, elettrici, elettronici e psichedelici; un vero e proprio trip totale suonato con una qualità eccezionale.

Con i White Lies ci siamo invece spostati in Inghilterra; una buona presenza di pubblico, anche straniero ha dimostrato che la band conserva sempre un certo seguito anche se a volte Harry McVeigh e soci non sembravano troppo a loro agio sul palco; nonostante tutto un buon live il loro, con tanti brani interessanti che hanno conquistato anche chi non li conosceva bene.

I Marlene Kuntz hanno invece eseguito un doppio set acustico+elettrico; tanti storici fans erano presenti all’esibizione, unica data dell’estate 2019, confezionata appositamente per il Cinzella Festival (il resto del tour è stato parzialmente posticipato ad ottobre per via di una tendinite del batterista Luca Borgia).

Un discorso a parte lo meritano i due live più attesi del Main Stage.

Gli Afterhours hanno dato una prova di forza; hanno voluto far capire chi comanda (e lo dice uno che non è proprio un loro seguace)!

Due ore e mezza di concerto senza pause, una potenza assurda, tutti i loro brani più famosi messi in bella mostra senza esclusione di colpi, 3 bis e sembrava che non volessero andare più via; i membri della band interagiscono tra di loro che è un piacere anche per gli occhi. Per riassumere un live perfetto, coronato dalle loro facce a fine concerto, emozionate forse più di quelle dei fans (e più di qualcuno aveva gli occhi lucidi).

Mettere insieme nella stessa frase Franz Ferdinand e Grottaglie è qualcosa che davvero non si può sentire, sembra quasi una presa in giro; eppure è successo e per parafrasare uno dei loro brani più famosi (con cui hanno chiuso il live) hanno incendiato la città; quanta eleganza per Alex Kapranos e soci, e non sto parlando solo del vestito del cantante.  La band gira alla perfezione, canta, salta, suona e balla e Alex si dimostra un mattatore eccezionale, un performer straordinario  ed il pubblico era una marionetta nelle sue mani, pronto non solo a seguirlo nei suoi virtuosismi musicali; alle Cave di Fantiano non sono rimaste ferme neanche le pietre.

Per rifiatare dalle emozioni dei live, tanti punti food e tante bancarelle con dove prendere gadget dell’evento e tanti originalissimi prodotti artigianali; un plauso all’organizzazione de La Factory, era tutto perfetto anche da quel punto di vista e le facce soddisfatte degli standisti confermano che anche gli affari sono andati bene!

Stanchi ma felici dopo questa quattro giorni con il cuore  gonfio di emozioni e di felicità…. Ci diamo appuntamento all’edizione 2020…sicuri che questi ragazzi sapranno ancora stupirci.