Chi in un modo, chi in un altro, tutti abbiamo avuto almeno una volta nella vita un contatto diretto con un brano scritto dai Van Halen, anche non sapendolo. Ebbene sì, quel nome curioso, dalle evidenti origini olandesi, è da attribuirsi ad una coppia di fratelli, Edward (conosciuto come Eddie) e Alex, che ispirati da totem del rock come Jimi Hendrix e Carlos Santana, una volta trasferiti in California, diedero vita ai “Van Halen”; un nome che doveva suonare “figo”, come avrebbe richiesto il cantante, l’ eccentrico David Lee Roth.

‌”Abbiamo suonato in feste oltraggiose” rimarcava Eddie nelle sue interviste in quel 1978 che spalancò alla band le porte dei palcoscenici dell’intero mondo. Erano gli anni degli eccessi e del sorpasso finale al proibizionismo, e parlare di amore, nel senso puro del termine, poteva sembrare fin troppo puritano per una band che ha respirato a pieni polmoni l’aria delle stagioni degli eccessi.

Ed è probabilmente dalla necessità di esternare questo stato d’animo che nacque uno dei loro più grandi successi, nonché uno dei brani simbolo della storia del rock, quella “Ain’t Talkin ‘Bout Love” il cui riff risuona perenne nelle menti dei più appassionati nostalgici di un rock ormai d’altri tempi. Non contenti però i Van Halen vollero strafare e conquistare l’intero pianeta, fomentando la discutibile pratica del rock alla portata di tutti, anche a quella dei più sbadati. E fu dalla necessità di accontentare tutti e il loro ego che nacque “1984”, trascinato nei decenni dal tormentone “Jump”, tutt’oggi uno dei brani cardine del glam anni ottanta.

Sintetizzare però la carriera dei Van Halen con due brani, per quanto storici e indimenticabili, sarebbe riduttivo. Oggi non si vuole ricordare il percorso artistico di una band che ha segnato e stravolto l’identità della musica, ma si vuole ricordare chi per la musica ha dato e forse perso la vita: “colpa del plettro della chitarra” ha dichiarato Eddie circa il suo tumore alla lingua.

Grazie a quella chitarra però, abbiamo avuto dell’arte che resterà nella storia del glam e della musica.
Grazie di tutto Eddie.

Giancarlo Caracciolo