Leggere[vc_row][vc_column][vc_column_text]Un concerto ben riuscito è frutto di tanti elementi che si combinano nel modo giusto; artisti sul palco, pubblico, location e casualità varie.
Il concerto di Eddie Vedder del 24 giugno 2017 è per me il concerto perfetto; 40.000 + 1 cuori che battono all’unisono, una scaletta che va pescare dal repertorio dei Pearl Jam e della carriera solista di Vedder più alcune cover spogliate da tutti i fronzoli possibili, ridotte alla loro essenzialità e per questo ancora più sentite e vere. In più l’artista che piange durante l’esecuzione di Black nel ricordo della fresca scomparsa dell’amico/collega Chris Cornell, e poi l’elemento imprevedibile ed irripetibile: la lunghissima stella cadente a solcare il cielo sopra la Visarno Arena al termine di Imagine, che sembrava una lacrima dal cielo, forse caduta dal viso di un commosso John Lennon.
Quando quest’anno è stato annunciata la “replica” dello stesso concerto, nella stessa location e nello stesso festival, ho onestamente avuto un attimo di perplessità; potrà eguagliare la magia del concerto 2017?
Il risultato è: no!
E con questo non voglio dire che quello di ieri non sia stato un buon concerto, anzi: Eddie ha sempre addosso un’aura magica, un carisma che nessuno oggi possiede, gli basterebbe leggere l’elenco telefonico per farti venire un brivido sulla schiena; in più un quartetto d’archi ha impreziosito alcuni dei brani e tutto si è svolto alla perfezione (nonostante, si dice, Eddie fosse febbricitante).
L’unica sua vera pecca è quella di aver fatto il concerto perfetto alla prima occasione.
Per il resto sempre un grandissimo Eddie, accompagnato da un Glen Hansard che questa volta non ha chiamato la sua band ma ha deciso di affrontare i 40.000 spettatori da solo inziando addirittura il concerto a cappella; chiaramente come al solito grande performance.
Ad aprire le ottime band dei the Amazons, The Struts e i Nothing But Thieves, di cui sentiremo a lungo parlare negli anni.

La produzione di Eddie Vedder ha chiesto di non usare cellulari, iPods e altri strumenti e di godere e far godere il concerto.
Abbiamo rispettato le loro volontà scattando solo un paio di immagini per voi.

Questa la scaletta:

Cross River
Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town (Pearl Jam)
I Am Mine (Pearl Jam)
Brain Damage (Pink Floyd cover) / Immortality (Pearl Jam)
Wishlist (Pearl Jam)
Indifference (Pearl Jam)
Wildflowers (Tom Petty cover)
Far Behind
Just Breathe (Pearl Jam)
Can’t Keep (Pearl Jam)
Sleeping By Myself
Guaranteed
Black (Pearl Jam)
Parting Ways (Pearl Jam)
Should I Stay Or Should I Go (The Clash cover)
Porch (Pearl Jam)
Alive (strumentale)
Unthought Known (Pearl Jam)
Better Man (Pearl Jam)
Sleepless Nights (Everly Brothers cover)
Song of Good Hope (Glen Hansard cover)
Society (Jerry Hannan cover)
Hard Sun (Indio cover)
Rockin’ In The Free World (Neil Young cover)[/vc_column_text][vc_empty_space][mkdf_image_gallery type=”grid” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”four” space_between_items=”small” images=”4430,4431,4432,4433,4434,4429″][/vc_column][/vc_row]