Firenze Rocks: i The Smashing Pumpkins

Confrontarsi con uno dei tuoi miti è un’esperienza che può arricchirti o che può lasciarti con l’amaro in bocca.
Per questo motivo sono venuto a Firenze Rocks con la paura che una delle band della mia adolescenza, vale a dire i The Smashing Pumpkins potessero aver pagato lo scotto degli anni passati e danneggiare così i miei ricordi legati ai loro brani che più ho amato (e non sono pochi).
Del resto Billy Corgan ha un bel po’ di kg in più, James Iha non ha più quell’aspetto emaciato e assomiglia oggi più al gestore di un negozio con le lanterne rosse e la bellissima/demoniaca D’Arcy non fa più parte della band; ma a pensarci bene anche io non sono più quello di anni fa, la barba è più lunga e più bianca e i capelli sono diminuiti e, ahimè, anche io ho qualche kg in più.
Pertanto ho messo via queste paure e mi sono lasciato prendere dall’emozione di vedere questi ragazzi dal vivo senza pregiudizi.
Precisi alle 1930 gli Smashing escono sul palco della Visarno Arena ancora perfettamente illuminata (“it’s so fucking bright” dirà poi Iha) con una setlist purtroppo più breve del solito per lasciare spazio ai Tool, headliner della giornata. I ragazzi, altroché, sono decisamente in forma, i suoni sono ruvidi e pesanti come un tempo e anche la voce di Billy è sempre sgraziata e ruggente come un tempo; qualche lacrima sui volti su Disarm era prevedibile, e i brividi su 1979 erano scontati. Anche i brani nuovi funzionano bene, anzi risultano meno radiofonici è più efficaci.
E poi che dire della cover di Wish you were here, che Billy con quella voce trasforma quasi in un proprio brano; divina.
Unica, grossissima pecca, non aver eseguito uno dei loro capolavori, Tonight Tonight che avrò ascoltato nella mia vita un milione di volte in tutte le versioni reperibili; grosso amaro in bocca al termine di un concerto ottimo.

Poi c’erano anche i Tool, lo so, scusate ma io ero lì per celebrare la mia adolescenza passata.