Spotify svela gli artisti, gli album, le canzoni, le playlist e i podcast che hanno definito il 2020.

Dal rapper Bad Bunny, l’artista più ascoltato dell’anno sulla più nota piattaforma streaming del mondo a Drake e J Balvin alle sue spalle, da The Weeknd all’ascesa irrefrenabile di Billie Eilish. Per trovare delle chitarre in sostanza, bisogna porre le proprie orecchie e sguardo altrove, più precisamente verso gli scaffali dei negozi (oggi sempre più virtuali per ovvie ragioni di prevenzione).

Basta osservare infatti cosa è successo in Italia proprio nel mese di Novembre. Nelle settimane appena trascorse, mentre il trapper lombardo Sfera Ebbasta diviene il primo artista italiano a conquistare la Billboard di Spotify,  l’apprezzamento della musica attraverso l’acquisto di copie fisiche, resta fedelmente vicina ad un concetto musicale diametralmente opposto, al rock degli AC/DC che col loro diciottesimo album “Power Up” si prendono contemporaneamente la vetta delle classifiche di dischi di otto paesi internazionali, che diverranno con ogni probabilità nove, considerando a latere i dati dell’Australia, loro paese d’origine.

Soltanto il mese a sua volta precedente (Ottobre) la TOP 5 dei dischi più venduti in UK si presentava con in vetta “Live Around The World” dei Queen, la versione remastered in occasione dell’anniversario di “Morning Glory” degli Oasis e il ritorno dei Bon Jovi con l’inedito “2020”.

Tornando a Spotify, la comparsa maestosa sulla ormai nota colonna di Times Square, rappresenta ai tempi dei social media e dell’estetica fotografica, il raggiungimento di un certo tipo di successo per il solo motivo di essere immortalati in una delle piazze più famose del mondo. Un progetto pubblicitario che alla piattaforma streaming di Daniel Ek costa dai 2 ai 4 milioni di dollari l’anno (indice di un ritorno economico della piattaforma a dir poco imponente).

Cosa significa tutto ciò?

Oltre a rimarcare la vittoria dell’immagine sulla sostanza (cosa può significare per un artista essere al centro di New York e postare ciò su Instagram?) può rappresentare un’ ulteriore prova che le differenze identitarie di genere esistono e si manifestano secondo il modo in cui si ascolta la musica? E se si, quali sono i criteri che definiscono i parametri del successo? Nel numero 1 de “L’ Olifante – I Generi” (Les Flâneurs Edizioni) ho trattato l’argomento con dei parallelismi che interessano due artisti dalla natura artistica opposta, esattamente come lo sono AC/DC e Sfera Ebbasta, i Bon Jovi e Drake, e i risultati ottenuti sono clamorosamente gli stessi.

Cosa comporta ciò?

Che se ci ostina a seguire e promuovere l’ascolto in streaming, ci saranno sempre più gigantografie digitali di artisti legati ad una determinata natura musicale ad illuminare New York, mentre i nostalgici compratori seriali finiranno per estinguersi, facendo divenire le classifiche di dischi venduti solo un lontano ricordo.

Siete pronti a rapportarvi con una nuova idea di successo?

Giancarlo Caracciolo

autore del libro

“Internet Ha Ucciso Il Rock”

Qui il link a “L’Olifante” dove potete trovare la versione integrale dell’articolo su citato:

http://lolifante.com/prodotto/lolifante-1-i-generi/