Il fotografo si racconta: intervista a Henry Ruggeri

Intervista di Simona De Pace

Come nasce l’idea di portare la tua mostra fotografica a Taranto, in occasione della seconda edizione del Medimex?

Io conosco i ragazzi di Puglia Rock da almeno sette anni, e l’idea in realtà è nata da loro, che ripetutamente mi hanno chiesto nel tempo di fare qualcosa a Taranto.
Ovviamente la cosa mi ha fatto sempre piacere perchè io a Taranto ho fatto il militare, trent’anni fa ed è una città a cui sono affezionato. Poi quest’anno con l’occasione della bella line-up del Festival ci siamo sentiti e loro hanno proposto al Medimex stesso di portare la mia mostra ; l’idea è venuta a ridosso del festival ed abbiamo organizzato tutto in una settimana, in fretta e furia. Poi mi hanno dato comunque una location meravigliosa, cioè la galleria del Castello Aragonese.

 

Sei contento della riuscita di questo evento?

Sono entusiasta. Anche perché sono passate fino ad ora almeno mille persone, soprattutto la sera. Al termine degli appuntamenti in città vecchia passano tutti di qua e abbiamo avuto anche due, tre momenti di difficoltà per gestire l’affluenza delle persone.

 

Henry, il tuo primo scatto fotografico in assoluto e qual è Il tuo approccio alla fotografia.

Il primo assoluto è stato un papavero. Lo sai che sei la prima persona che me lo chiede, in tanti anni non me l’hanno chiesto mai. Spero di ritrovare il negativo perché se un giorno pubblicherò un libro con tema musicale, magari la prima pagina di copertina potrebbe essere quella. Forse è sepolto tra i negativi. Ero a La Spezia, facevo il militare. Avevo deciso nel’86 di far foto, avevo deciso di far foto perché ero andato ad un concerto degli Europe, avevo comprato una macchinetta usa e getta e non era venuto niente; allora subito ho comprato la macchina fotografica, una Praktica comprata a cento mila lire. Sono andato in un negozio a La Spezia di macchine fotografiche e l’addetto mi ha spiegato in cinque minuti i rudimenti della fotografia dopo avermi venduto il rullino. Fuori dal negozio eravamo in pieno corso e li mi spiegò la differenza tra i diaframmi e la profondità dei campi; avevo fatto una foto con diaframma aperto ed una con quello chiuso, nella prima avevo il papavero e tutto il resto a fuoco nella seconda il papavero e tutto il resto sfocato. Quella è stata la prima lezione di fotografia.
Quelle sono state le mie prime foto.

 

Sono diversi anni che fai questo mestiere. Esattamente da quando?

Per una quindicina di anni è stato il mio hobby anche se in realtà ero un amatoriale evoluto, era quasi il secondo lavoro perché io lavoro con diverse riviste oramai da trent’anni, ma prima non facevo solo quello, avevo un club live nelle marche. Ora sono dodici anni che faccio solo questo, perché è bello.

 

Mi racconti uno degli scatti più difficili che hai dovuto affrontare. E magari qualche aneddoto da condividere.

Allora il concerto più difficile che ho fatto è stato quello degli Editors. Luci, fumo, posizione; ci hanno messo laterali. Ma è una situazione che oramai capita spesso perché comunque quando lavoravamo con il rullino i fotografi erano veramente pochi, due o tre massimo quattro . Anche se eri un fotoamatore comunque dovevi attrezzarti e comprare rullino, fare gli sviluppi, i provini, le selezioni, ingrandimenti, mandarle al giornale a spese tue, era complicato e costoso. Perciò eravamo pochi, poi con l’avvento del digitale siamo diventati tantissimi. E ieri oltre a noi fotografi c’erano gli operatori tv c’era la security che ci aveva diviso in due gruppi a destra e sinistra cosa che non doveva capitare e poi il fumo addosso le luci viola e blu che per la fotografia digitale non sono il massimo. Perciò è stato uno dei concerti in assoluto più difficile anche se non il più difficile.
Per quanto riguarda gli aneddoti, il primo che mi viene in mente è Robert Plant, una volta a Pistoia Blues nel 2002/2003, c’era lui che suonava e prima di lui Johnny Winter, ovviamente tutti tenevano a Winter perché erano diversi anni che non tornava in Italia, probabilmente da 20 anni; adesso purtroppo è morto. Perciò erano tutti concentrati li. Invece uno dei miei idoli da bambino era Robert Plant, mi dico in qualche maniera devo riuscirlo a beccarlo. Noi solitamente quando stiamo sotto il palco, stiamo per tre pezzi poi ci mettono tra il pubblico; io ho fatto un pezzo per J.Winter ho fatto quattro, cinque foto e poi ho fatto finta di scattare lateralmente e da li sono andato di corsa dietro il palco. Dietro il palco a Pistoia c’è un chiostro che è il backstage e da questo chiostro dove non c’era nessuno perché tutti stavano al concerto, viene fuori da una porta Robert Plant in pigiama e a petto nudo. Io pietrificato dico, adesso vado là e gli chiedo una foto.
Vado là, Robert possiamo fare una foto? All’epoca non c’erano i cellulari dovevi fartela fare da qualcuno; lui mi guarda e dice aspetta un attimo, dico “caz**o” se non la faccio adesso non la faccio più!” perchè si stavano avvicinando due persone, queste due persone poi ho capito che erano due suoi musicisti; nel frattempo dopo un minuto arriva la sicurezza che da lontano mi disse “ma perché stai qui, è proibito neanche col braccialetto fatto in pelle umana puoi restare”; dopo questa frase mi stavano portando via, ad un certo punto Robert chiama e fa “Scusate lui è con me dobbiamo fare prima la foto!!!”
Così ho preso la palla al balzo, mi sono fatto fare la foto da quello della security che voleva cacciarmi, ho fatto la foto ho chiesto l’autografo e poi giustamente sono andato via perché comunque ero un intruso, ero un fan non ero un fotografo. L’uomo della security mi ha fatto un po’ di ramanzine, dicendo sei stato fortunato eccetera, alla fine nel tragitto mentre stavo andando fuori siamo diventati amici, sono stato a casa sua a Firenze, gli ho portato delle foto in regalo perché lui poi era un fan dei Ramones come me, allora gli ho detto “dai adesso siamo amici la prossima volta che vengo a Firenze vengo a trovarti” e gli ho portato una scatola di sei e sette foto dei Ramones, quindi ci sentiamo tutt’ora.

 

La scelta delle foto da esporre. Quante ne esponi e in base a cosa le scegli.

Qui sono 26 foto esposte, ho scelto soggetti “ruffiani”, quelli che con Virgin radio so che hanno più successo, perciò ho portato Gilmour e Waters dei Pink Floyd,Robert Plant,Keith Richards dei Rolling Stone, i Ramones che porto sempre perché sono il mio gruppo preferito e il mio inizio, Eddie Veder perché funziona sempre, Chris Cornell. Johnny Deep è la prima volta che lo porto in mostra. Ad ogni mostra aggiungo due , tre pezzi che non avevo mai portato prima e una mostra che si autoalimenta. Io i rimborsi spesa che ho a disposizione li uso per stampare sempre del materiale perciò non guadagno e non perdo soldi in questa situazione. A casa ho oltre centocinquanta pezzi per le mostre che a secondo della situazione e location metto a disposizione di chi organizza.

 

Raccontami della Foto scattata a Johnny Deep.

Era l’unico artista rock venuto in Italia che non avevo mai fotografato. E’ successo che mi hanno accreditato al concerto di Roma, tre ore prima del concerto e io ero nelle Marche. Il giorno prima avevo avuto un problema con la macchina, avevo fuso il motore e mancavano tre ore prima del concerto. Perciò ho preso la macchina della mia ragazza che ho convinto a venire; facile, perché comunque c’era Johnny Deep. Sono arrivato mentre iniziava il concerto, appena in tempo, comunque accaldato, stressato, incazzato perché non esiste che ti confermano un pass tre ore prima e ho lavorato male, sbagliando le impostazioni; in genere comunque sono molto concentrato sul lavoro, so quello che voglio ma li non avevo preparato neanche a livello mentale il lavoro. Ho fatto dieci foto decorose, però una l’ho fatta alla fine, e quando l’ho scattata mi sono accorto che era quella giusta, si è avvicinato al palco ed è stato illuminato ma è stato un microsecondo. Io quella foto li l’ho vista mentre l’ho scattata; ho la pelle d’oca ripensandoci

 

Cosa è cambiato rispetto a prima dal punto di vista fotografico, mezzi e opportunità. Oggi molti si ergono a fotografi però spesso manca la base oltre alla sostanza.

Oggi i fotografi sono inflazionati e sottopagati però è più facile far fotografie e fare fotografia. Prima i fotografi dovevano studiare, sviluppare, sotto un palco avevi un rullino con 36 pose a disposizione spesso non riuscivi a portare a casa un lavoro decoroso. Però è tutto migliorato non possiamo fermare l’evoluzione, a parte la questione monetaria. Sarebbe sbagliato dire che adesso è peggio; è meglio perché comunque con la macchina a disposizione scatti 5000 iso cosa che vent’anni fa era impossibile ma anche dieci anni fa. Ora bene o male le foto anche se non da mostra comunque te le porti a casa.

 

www.henryruggeri.com (sito per chiunque volesse acquistare le sue foto)

Prossima mostra a Monfalcone. 21-22 Giugno in occasione dei 50 anni di Woodstock