Il 30 agosto è uscito finalmente Fear Inoculum, ultima fatica (è il caso di dirlo) dei Tool dopo ben 13 anni di assenza.
In molti, compreso chi scrive, avevano ormai perso ogni speranza e sembrava che la band ad ogni comunicato gridasse “Al lupo! Al lupo!” illudendo fan e addetti ai lavori. Notizie frammentate, vaghi accenni sull’avanzamento delle registrazioni hanno fatto crescere un’attesa dolce amara nei cuori di tutti.
E poi la bomba silente: la title track Fear Inoculum arriva, si piazza e guarda tutti con fare minaccioso “Eccomi qua, sono l’anteprima del nuovo album dei Tool e duro 10 minuti. Ascoltatemi se ne avete il coraggio.”
Con un vecchio amico chitarrista, con il quale ho condiviso più di una battaglia in una band palesemente ispirata alla band di Mr. Keenan, Le Meccaniche Illusioni, abbiamo ascoltato la suddetta traccia. Le sonorità, le ambientazioni, i tempi sono il loro marchio di fabbrica e a chi ha incuriosito l’attesa e ha messo su il brano ma senza immergersi nel mood del gruppo e senza adeguata predisposizione di sicuro si è ritrovato al terzo minuto già esausto e con il naso sanguinante un po’ come Stewie Griffin con Surfin’ Bird. In maniera elegante verrebbe da dire “grazie al cazzo, non è proprio nei tuoi ascolti, l’hai voluto tu”.
Le registrazioni hanno avuto non pochi problemi (rogne legali, impegni dei componenti in altri progetti, problemi personali) e in alcuni momenti del disco si riescono a percepire abbassamenti di guardia: Keenan ad esempio sembra più sommesso e riflessivo nell’interpretazione ma sempre “lui”. Danny Carey no, lui è lui, non perde un colpo e fa il culo come non mai (ascolta 7empest nel link allegato).
I Tool o li ami o li odi, e Fear Inoculum per amarlo va gustato immergendosi per bene nel mood dei Tool (al buio con la sola luce di candele ad esempio come fa il meccanico chitarrista di qualche rigo fa).
Non amo il progressive metal (il più bel complimento che un personaggio mi fece fu chiamarmi “Gabriele 4/4”, tra i due ero quello che il 4/4 lo teneva meglio), ma nel mio cuore ho due piccoli interruttori, uno dei due lo scoprii grazie a quella band in cui suonavo anni fa e che si aziona solo per i Tool (l’altro interruttore e per Meddle dei Pink Floyd ma quella è un’altra storia, un’altra vita…).

Gabriele Caramagno