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Internet ha ucciso il rock? Intervista a Giancarlo Caracciolo

Chissà se questa nostra epoca, fatta di perenne connessione a Internet, ricca di chat, di whatsapp, di facebook, instagram, mondi che stanno a poco a poco modificando la nostra vita nel mondo da cui realmente proveniamo, allontanandoci sempre più dai rapporti sociali “in carne ed ossa” entrerà nei libri di storia come “Rivoluzione Digitale”?

Andando su campi più consoni a noi di Puglia Rock qual è stato e quale sarà l’impatto di tale rivoluzione digitale sulla musica e sul modo di viverla ed ascoltarla?

Tali riflessioni non hanno lasciato indifferente Giancarlo Caracciolo, scrittore tarantino classe ’87 che ha pubblicato un libro intitolato Internet Ha Ucciso Il Rock edito da Les Flâneurs Edizioni.

 

Incuriositi dal tema e dal titolo del libro, abbiamo incontrato Giancarlo in un quieto pomeriggio autunnale nel cuore del capoluogo di provincia jonico, il quale senza batter ciglio ha aperto la discussione:

 

G.C.: “Il rock sin dalla sua nascita non ha mai subito pause. Non solo in termine di popolarità e di innovazione, ma anche per quanto concerne l’ importanza dei messaggi che ha diffuso, se non fino alla metà degli anni ’90 in corrispondenza all’esplosione di Internet e dei servizi ad esso collegati. Da quel momento in poi il genere è lentamente regredito in termini di carisma, messaggi, struttura musicale e relativa portata mediatica.”

 

PR.: A tuo parere c’è quindi un problema oggettivo? È se si, di quale natura?

 

G.C.: “Ci sono una serie di concause e varianti che sono entrate in conflitto con la nostra società; sicuramente c’è un problema di natura sociologica. Oggi è difficile, per non dire impossibile dare vita ad un movimento di matrice artistica; (citando Roger Daltrey dei “The Who”) negli anni ’70 c’erano i Mods, quelli vestiti alla moda, e i Punk che facevano l’esatto contrario, che seppur diversi nascevano entrambi dall’incontro e dall’aggregazione di gente che aveva modo di incontrarsi “fisicamente” di confrontarsi e quindi di scegliersi.

 

PR.: Oggi ciò non succede più?

 

GC.: “Oggi la principale piazza di incontro è la rete e pertanto diventa difficile creare un “movimento musicale” in grado di trascendere dall’effetto virale e di restare perenne nel tempo. Ad esempio la Beatlemania resterà nella storia e indenne agli effetti del tempo poiché fenomeno musicale in grado di entrare nella sfera sociologica e antropologica dell’essere umano. Oggi l’effetto virale, che nasce per diffondersi e distruggersi ad una velocità comparabile a quella di uno “scrolling” su uno smartphone, rende molto più difficile il ripetersi di tali fenomeni, anche perché sono cambiati interessi e soglie di attenzione; tutto mentre siamo sopraffatti da una mole di informazioni, dati e possibilità infinite ma che non vengono più approfondite.

 

P.R.: “Il libro ha una costruzione piuttosto originale; dalla descrizione data finora si pensa ad un saggio, ma invece è qualcosa di più

 

G.C.: “Si tratta di un romanzo in realtà, formato da 11 “short-stories” che raccontano l’epoca pre-internet dal 1949 al 2006, al fine di analizzare i cambiamenti apportati dall’avvento di internet, dal modo di ascoltare la musica, a come è cambiato il modo di percepire le star, da Elvis ai Muse, gente che prima aveva un alone di irraggiungibilità, mentre adesso si può in qualche modo raggiungere attraverso Facebook, Instagram ecc; questi racconti sono pertanto funzionali a raccontare e ad analizzare il cambiamento, lo switch dall’era analogica a quella digitale.”

 

P.R.: In Internet Ha Ucciso Il Rock descrivi quindi il mondo dell’era pre digitale

 

G.C.: “In Internet Ha Ucciso Il Rock” gran parte delle storie sono ambientate in epoche dove tutto ciò non esisteva, dove passione e desiderio di vivere la musica coincidevano in investimenti di tempo e denaro. Cosa dovevi fare per guardare dal vivo la tua band preferita? Dove ti ritrovavi per ascoltare la musica? Perché ti chiudevi nel garage a suonare per ore con i tuoi amici? Tutte storie create per narrare situazioni e robe di questo tipo.

 

P.R.: “Ok, ma perché internet ha ucciso il rock e non la musica in generale?”

 

G.C.: “A differenza della musica commerciale che punta al divertimento e all’ “entertainment” a scarso contenuto di messaggi sociali, il rock, insieme ad altri generi, è invece sempre portavoce dell’identità, della rivendicazione, del disagio, della ribellione, di stati d’animo diversi e a volte contraddittori; questa fondamentale diversità in quest’epoca di ascolto superficiale, anche a causa delle modalità nuove di fruizione dei contenuti, ha chiaramente premiato la musica commerciale a discapito del rock.

 

P.R.: “Se volessimo entrare nel dettaglio?”

 

G.C. : “Nello specifico oggi viene dato un notevole peso più che alla qualità della musica al numero dei followers che un artista detiene, dati che non rispecchiano poi le vendite o le presenze ai concerti, e spesso nemmeno la qualità oggettiva del prodotto. A discapito di ciò che sostengono i Fedez di turno, io credo nel valore e nel potere della critica. I critici non sono mai stati perfetti, vero, ma se uno nasce e si specializza nello scovare talenti, un po’ di occhio ce l’ha, ce lo dice la storia: Queen, Oasis, Metallica.. tutti nati dalla visione di qualche pazzo o di qualche businessman  che ha fiutato l’affare e ha deciso di crederci…

 

P.R.: “E oggi invece?”

 

G.C.: “La musica diviene un prodotto quasi usa e getta, cosa che favorisce ancora una volta la spensieratezza ed i generi musicali più leggeri in termini di forma e contenuti. Inoltre buona parte della musica viene “progettata” e “costruita” dai famosi “producer” anche in funzione dei servizi internet e dei loro algoritmi, portando ad una “standardizzazione” dei tempi (la parte cantata che inizia dopo TOT secondi, il ritornello che parte circa dopo un minuto dall’inizio ecc.); questo modo di comporre è caratteristico di un certo tipo di musica commerciale che poco ha a che fare col Rock. I Pink Floyd nel loro impeto creativo non si curavano assolutamente di essere “radiofonici” o di rispettare determinati cliché stravolgendo di fatto le regole per produrre pezzi da classifica.

 

P.R.: Possiamo dire che valgono i numeri, e non sono gli stessi dei parametri  di venti anni fa?

 

G.C. : “Assolutamente, nel prossimo numero del libro de “L’ Olifante” (a cura di Elephant Music) avrò modo di dimostrarvi ciò con dei dati reali su due realtà note ai nativi digitali, una di matrice pop come Billie Eilish, e una di natura rock come i Greta Van Fleet. Il modo in cui le rispettive fanbase si muovono nel mondo digitale e in quello reale, è decisamente differente. Ma di questo preferisco parlarne solo dopo l’uscita del nuovo numero della pubblicazione.

P.R. : “Torniamo ai discorsi relativi al libro, il venir meno del supporto fisico ha causato un ulteriore colpo al rock?

 

G.C. : “A prescindere la mancanza di un investimento, di un prezzo da pagare significa non dare un valore alle cose, non porre la giusta attenzione. Se si applica ciò all’ascolto della musica, è conseguenza naturale la generazione di un ascolto meno appassionato, e chiaramente questa diminuzione nell’attenzione non ha colpito tutti i generi musicali allo stesso modo; a farne maggiormente le spese è stata la musica da sviscerare e dai contenuti rilevanti, come da natura del rock, piuttosto che la musica commerciale e spensierata.

L’arrivo di Spotify e dei servizi di streaming ha dato un’ ulteriore colpo, forse quello “di grazia”, in tal senso forse più di quanto fece a suo tempo la pirateria digitale (Napster e i vari peer-to-peer); l’avere tutto e subito a disposizione, in maniera così facile fa venir meno l’attesa e la voglia di ascoltare e di approfondire, è qualcosa che considero un vero e proprio disastro.

 

P.R. : “È possibile una rinascita del genere? Come Puglia Rock ci auguriamo di sì!”

 

G.C. : “Anche io! E in Puglia il buon rock non è ancora passato di moda. Se però noti le serate Rock n Roll da queste parti sono a base di musica che ha diversi anni; a volte i teenager si sentono legittimamente un po’ fuori luogo. Una rinascita non è impossibile, bisogna avere coraggio, “Internet Ha Ucciso Il Rock” parla anche di ciò. Se però non conosciamo bene da dove proveniamo, cosa siamo e come fioriscono identità e mode, difficilmente possiamo analizzare delle soluzioni efficaci per il presente e per il futuro; e a mio parere questa regola vale anche oltre i confini della musica.

Puglia Rock è un magazine fotografico/musicale, volto a promuovere e documentare le attività musicali e gli artisti pugliesi.

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