Niccolò Fabi Bari, 22 Gennaio

Oggi, 22 Gennaio 2020. Non un giorno feriale come gli altri. Io che faccio ancora i conti con questo mese interminabile, cercando soluzioni alle situazioni irrisolte dell’anno precedente e appuntando i buoni propositi per il nuovo anno, finisco di lavorare, mi cambio al volo e mi concedo una serata “terapeutica”. Procedo veloce in direzione Bari dove, presso il Teatro Team, assisterò al concerto di Niccolò Fabi, cantautore romano, che seguo dai primi tempi dell’Angelo Mai, e nelle cui canzoni, essenziali e poetiche, spesso mi sono rispecchiata e rifugiata. Arrivo magicamente in orario (grazie Silvia!), prendo posto, mi rilasso. Inizio a guardarmi intorno. Il teatro è quasi pieno e la prima cosa che mi colpisce è la diversità generazionale del pubblico. Questa cosa mi rincuora. In un periodo storico in cui tutto sembra perduto, la bellezza riparte da “una somma di piccole cose” e dà speranza. 21.15. Le luci si abbassano e, introdotto da una sequenza di note synth e macchie di colori proiettate sui monitor a mo’ di flash, entra lui, Niccolò Fabi, preceduto dalla sua “banda”. Prende subito posto al piano e, senza mai rivolgersi al pubblico, suona in sequenza cinque canzoni dell’ultimo album, Tradizione e Tradimento, a partire da A prescindere da me. Sul palco, avvolto completamente dalla penombra per rendere la musica unica protagonista, ci sono led verticali luminosi e sei monitor, sui quali si alternano, a intermittenza, forme luminose dai colori sgargianti e paesaggi, che arricchiscono le canzoni e fanno da cornice a Fabi e agli altri musicisti: i fedelissimi, Roberto Angelini e Pier Cortese alle chitarre, coi quali ha prodotto il disco; Alberto Bianco al basso e alle chitarre; Daniele Rossi alle tastiere e Filippo Cornaglia alla batteria e alle percussioni. Il “viaggio” prosegue “on the road”, ad alta velocità. Fabi, imbracciata la chitarra acustica sostenuta da arpeggiatori e synth modulari, dà vita ad Amori con le ali con sonorità e arrangiamenti completamente nuovi. Ne risulta un crescendo di dolcezza mista a rabbia disarmante! Segue Io sono l’altro, brano universale che ha anticipato l’uscita del disco, di elevata poetica musicale con un travolgente finale strumentale. I giorni dello smarrimento in cui il ritmo pressante va a enfatizzare ulteriormente l’eterno conflitto e la continua ricerca di equilibrio del testo. E Nel blu, dove una ripresa dall’alto di onde che si infrangono sulla costa, un’imminente scelta e l’importanza di una “mano”, che questa volta supporta, fanno da sfondo a una performance musicale resa surreale dalla melodia morbida e dall’elettronica “atmosferica e minimale”, che ricorda gli islandesi Múm. Un “tuffo” al cuore. Mi ritrovo sbalzata in The three of life di Malick e in balìa dei venti del Nord (Röyksopp, Múm, Sigur Rós, …). E’ anche il momento in cui Fabi saluta il pubblico. L’atmosfera inizia a scaldarsi con le canzoni dell’album Una somma di piccole cose, in tutto cinque. Nello specifico e in ordine sparso: la canzone eponima Una somma di piccole cose, Facciamo finta, Filosofia agricola, Una mano sugli occhi, Vince chi molla. Con quest’ultimo brano, il cantautore, solo al piano, esorta il pubblico a rendere il momento più intimo, privato, mettendo da parte gli smartphone. Vivere appieno l’attimo, senza distrazioni né social, per poterlo poi custodire gelosamente, ognuno nella propria scatola dei ricordi. Una perla rara! “Facciamo finta che chi ha successo se lo merita”, canta Fabi, e in questo caso non ci sono dubbi, lui merita tutto il successo di questo mondo. E’ il pubblico stesso a sottolinearlo, acclamandolo e cantando con lui sulle note di E’ non è. Dal suo vastissimo repertorio ventennale estrae altri gioiellini “riarrangiati” in maniera esemplare. Ecco nuovamente la sperimentazione: classico e moderno coesistono perfettamente, senza eccessi né
sbavature.
Dall’album Ecco abbiamo: Una buona idea, Indipendente e la title track Ecco, canzone dal tema
spinoso “com’è difficile lasciare andare qualcuno”, rinforzata da proiezioni a forte impatto emotivo.
Lacrimoni!
La promessa da Diventi Inventi; e Solo un uomo dall’omonimo album.
Tutto scorre con armonia e fluidità. Mi lascio trasportare dai fasci luminosi, dalle lunghe code
strumentali, dai testi di rara sensibilità. Sono pervasa da un vortice di emozioni. Pelle d’oca e pugni allo
stomaco si alternano fino a raggiungere l’apice con Costruire, dolce e intensa, che dal vivo assume un
valore in più.
Segue Scotta e lo fa sul serio! Con un testo semplice ed essenziale e un arrangiamento molto
suggestivo, che rimanda ai miei tanto cari e sempre amati Sigur Rós, la performance lascia senza fiato.
Chiudo gli occhi.
La prima parte del concerto è intensa e intima. Il silenzio rigoroso del pubblico, la voce di Fabi che
abbraccia l’intero teatro, le armonizzazioni e le sonorità elettroniche, la poetica e le code strumentali,
gli effetti speciali delle luci e delle proiezioni, l’atmosfera rarefatta fanno sì che il sogno, via via,
prenda sempre più vita. Fabi, “inconsapevole” ed empatico mattatore, incanta ed emoziona. Ogni sua
parola ha un peso specifico immenso. Nel contempo, il pubblico si scalda e si scioglie lentamente
accennando prima qualche coro, solo sussurrato, per poi esplodere in preda all’entusiasmo. In fondo, i
live sono anche e soprattutto questo, sono immedesimazione e condivisione.
La serata è un crescendo, che culmina con un encore da cardiopalmo, nel senso più romantico del
termine. Fabi è solo al piano, avvolto dal buio e illuminato da un unico fascio di luce bianca. Eccoci
alla resa dei conti con la title track Tradizione e tradimento: “Cosa conservare e cosa cedere…”.
Ultimo tuffo, trattengo il respiro e mi immergo ancora più giù, con la triade: Vento d’estate
(accompagnato da Roberto Angelini e Pier Cortese), Il negozio di antiquariato e Lasciarsi un giorno
a Roma, per la quale Fabi invita il pubblico a raggiungerlo sottopalco.
Un finale magico che va a coronare due ore di concerto, che definirei, senza esagerare, perfette.
Vorrei lasciarvi così.
Il tema principale di Tradizione e tradimento è la “ricerca di un equilibrio all’interno di un
cambiamento tra la memoria e la prospettiva”- scrive lo stesso Fabi – “la scelta difficile tra cosa
conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità. Come
trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di
tradire quel percorso”.
Avere il coraggio di andare avanti, di plasmarsi e “silenziosamente costruire”; di accogliere il
cambiamento come punto di partenza per il nuovo che ci attende.
Perché la vita è un eterno divenire e può ricominciare… anche dalla musica.
Torno a casa, in preda ai “fumi” della serata: un cuore stracolmo e un sorrisetto stampato in faccia,
ancora sospeso tra sogno e realtà.
Buona vita, Niccolò.
Grazie di tutto, sempre. In Lak’ech.
A circa 3 anni di distanza dall’acclamato Una somma di piccole cose, una stella, nella sua semplicità, del firmamento
cantautorale italiano contemporaneo, Niccolò Fabi è in tour dallo scorso novembre con il suo ultimo album Tradizione e
Tradimento, uscito l’11ottobre 2019 e di cui, lo stesso cantautore, dice:
“… L’eccitazione e l’incognita che regala ogni movimento quando ci allontana da qualcosa e ci avvicina a qualcos’altro”.
Infatti, ciò che colpisce, in primis, di questo album è l’evoluzione del sound, più votato all’elettronica rispetto al passato,
con arrangiamenti molto curati, che arricchiscono ed esaltano la sensibilità e l’empatia, tipica della scrittura fabiana:
“Abbiamo lasciato spazio a interferenze digitali che erano spesso fondamentali per accentuare il senso dei testi” – dice lo
stesso Fabi – “Quelle interferenze rendono le mie parole più agitate e scottanti. Sembrano scintille, fiammelle”.
Oltre alle tracce di Tradizione e Tradimento, protagoniste del tour, anche brani evergreen del suo repertorio, frutto di
vent’anni e poco più di carriera, riproposti in una nuova veste musicale, ricca di sfumature.
Il tour sta facendo tappa nei principali teatri italiani, collezionando un sold-out dietro l’altro, e da Aprile toccherà all’
Europa.
*La scaletta, così pensata, dà vita a un concerto intimo, quasi sussurrato, che accarezza e scuote, in un crescendo sonoro ed
emozionale, l’anima di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di essere lì.
Setlist concerto (22 canzoni – 2 ore)
A prescindere da me
Amori con le ali
Io sono l’altro
I giorni dello smarrimento
Nel blu
Una somma di piccole cose
Facciamo finta
Filosofia Agricola
È non è
La promessa
Solo un uomo
Una buona idea
Indipendente
Ecco
Vince chi molla
Una mano sugli occhi
Costruire
Scotta
ENCORE:
Tradizione e tradimento
Vento d’estate
Il negozio d’antiquariato
Lasciarsi un giorno a Roma
*Sul palco insieme al cantautore romano (voce, chitarra e piano) sono presenti gli amici e colleghi di sempre:
Roberto “ Bob” Angelini (chitarre, ARP e cori)
Pier Cortese (chitarre, Ipad e cori)
Alberto Bianco (basso, chitarre e cori)
Daniele ”Mr. Coffee” Rossi (synth, piano e moog)
Filippo Cornaglia (batteria, elettronica e glockenspiel).

Testo di Antonella Di Benedetto

Fotografie di Vincenzo Cuomo