Si è tenuto durante l’ultimo weekend di agosto la prima tranche del Record Store Day 2020, che quest’anno è previsto in 3 parti, di cui le ultime due negli ultimi weekend di settembre e ottobre.

Il Record Store Day, creato nel 2007 grazie ad un’idea di Chris Brown (commesso di un negozio di dischi statunitense) viene celebrato generalmente nel terzo sabato del mese di aprile di ogni anno e ha lo scopo è quello di riportare quanti più appassionati a tornare a visitare i negozi di dischi, proponendo tra l’altro performance, incontri, mostre d’arte, e alle centinaia di prodotti in edizione speciale, rilasciati appositamente per questa giornata.

Un ricordo del Record Store Day 2018, con Red Ronnie alla Semm di Bologna

Quest’anno chiaramente il lockdown ha causato lo slittamento della data prevista, che come detto si è spostata tra agosto e ottobre.

Ma in questo mondo dominato ormai dalla musica liquida, mi chiedo, ha ancora senso acquistare un disco? Negli anni Internet, il formato MP3, Napster e i software Peer to Peer, gli iPods e ultimamente Spotify stanno mettendo a dura prova chi cerca di vivere di musica, costringendo di fatto i musicisti e le band a non fare più affidamento alle vendite dei loro dischi come fonte di sostentamento, costringendo gli stessi ad affrontare tour senza fine per poter guadagnare e vivere di musica.

Pertanto quanto ha senso oggi acquistare un CD, che si sta dimostrando un formato alla fine un po’ debole (è anche sparito il lettore CD dagli autoradio, lasciando il posto alle porte USB che consentono di collegare chiavette e smartphone)?

Personalmente ho praticamente smesso di acquistare CD, se non quelli di band emergenti, anche per dar “ossigeno” a chi se lo merita; d’altro canto sto ormai acquistando solo vinili, sia riedizioni che originali degli anni passati.

Questione di moda, di fedeltà di ascolto o cosa?

Ciò che trovo affascinante del vinile è l’esperienza di ascolto. Questo modo di ascoltare la musica in maniera “slow”, di prendersi del tempo per uscire il disco dalla sua custodia, affondare le narici per inebriarsi dell’odore del vinile, della carta e del cartone, metterlo sul piatto, rimuovere la polvere e finalmente posizionare la puntina e ascoltare questo caldo crepitio per poi, finalmente, ascoltare la musica, magari accompagnata da un bicchiere di vino.

Un’esperienza assolutamente opposta a quella di Spotify, che diciamoci la verità, per gli ascoltatori è uno strumento assolutamente prezioso; hai dentro il palmo di una mano il mondo intero,  disponibile nel modo più facile che esista, ma quando hai tutto, forse non dai più valore a niente…ed è per questo che ben vengano i Record Store Days ed i negozi di dischi dove è possibile conoscere altri appassionati (rigorosamente con mascherina e ad un metro di distanza in questo periodo) e condividere questa volta non virtualmente, ma fisicamente l’ascolto della musica, suonata come si faceva un tempo con un bell’impianto hi-fi.

Ci vediamo dunque il 26 settembre nei negozi di dischi.

 

A tal proposito, a questo link ci sono tutte le uscite realizzate per il RSD 2020.

https://recordstoreday.com/PromotionalEvent/576

Fabio De Vincentiis