Siamo al giro di boa. Il Festival di Sanremo ha emesso il suo primo verdetto: Leo Gassman vince tra le nuove proposte. Il che detto così sembra come la scoperta dell’acqua calda perché si tratta di un esito annunciato, alle sue spalle si è classificata Tecla con un brano non certo migliore.
Cala così il sipario su questa prima competizione che ha mostrato veramente poco di interessante. Gli unici erano gli Eugenio in via di Gioia, eliminati subito, ma almeno come consolazione ha vinto il Premio della Critica. Forse aveva ragione Baglioni quando diceva che la divisione tra Big e Nuovi non ha più ragion d’essere.
Tra i momenti musicali della serata il solito Tiziano Ferro regala prima un medley soporifero dei suoi successi, ma va decisamente meglio con l’interpretazione di Portami a ballare di Luca Barbarossa (almeno stavolta non ha pianto dopo l’esibizione).
Insensata l’idea di Ghali come superospite che relega Gianna Nannini alle prime ore dell’alba con il solito Medley Ragazzo dell’Europa/Meravigliosa creatura/Sei nell’anima.
Venendo alla gara dei big (finisce alle due di notte!!), le esibizioni sono votate dai giornalisti della sala stampa, e alla fine in testa alla classifica ci sono Diodato, seguito da Gabbani e i pinguini tattici nucleari. Forse di tutte le serate è la classifica più veritiera stando a quanto visto sul palco. Intanto sono stati squalificati Bugo e Morgan, in quanto il primo si è rifiutato di cantare  (pare ci siano delle incomprensioni tra i due) e, da regolamento il brano è fuori gara. Come canzone non era male, ma allo stesso tempo non una grande perdita.
 
NDR: Morgan ha alterato il testo della canzone insultando Bugo, il quale, giustamente, abbandona il palco
 
Pagelle Nuove proposte

Tecla – 8 marzo: più canta più sembra Fiorella Mannoia. A 16 anni ci sta essere portatrice di un messaggio forte, ma se usi la grinta di chi ne ha 60, difficilmente il messaggio passa. (Voto: 5,5).

 
Marco Sentieri – Billy Blue: migliora rispetto alla prima esecuzione. E’ più coinvolgente. Non meritava l’eliminazione. (Voto: 6).
 
Leo Gassman – Vai bene così: all’inizio sembra avere problemi con la voce; il timbro non è male ma la canzone non è un granché. Il coro finale sembra preso da Il Re Leone, ci manca solo il grido: “Naaa Nzvegnaaaa” (Voto: 6-).
 
Fasma – Per sentirmi vivo: Dei quattro finalisti è il più interessante. Nulla da dire sulla grinta ma senza l’autotune staremmo parlando di tutt’altra cosa. (Voto: 6+).
 
Pagelle Big
 
Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso: forse ha fatto meglio la prima sera, lui prova a metterci più emozione, ma gli trema la voce. (Voto: 6+).
 
Rancore – Eden: questo è veramente un pezzone, lui spacca, anzi spara (Ta – ta – ta). (Voto: 7,5).
 
Giordana Angi – Come mia madre: canzone fin troppo retorica che stenta a decollare. (Voto: 5).
 
Francesco Gabbani – Viceversa: la dimostrazione che una canzone d’amore per essere bella non deve essere per forza melodrammatica. Lui tiene bene il palco e trascina il pubblico. (Voto: 7,5).
 
Raphael Gualazzi – Carioca: alle 22,50 è il pezzo che ti aiuta a mantenerti sveglio. Ne sentiremo parlare anche dopo il festival, anche se quella frase in pseudo spagnolo a metà canzone non si può sentire. (Voto: 7,5).
 
Pinguini tattici nucleari – Ringo Starr: semplicemente travolgenti. E niente ho già detto tutto. (Voto: 8).
 
Anastasio – Rosso di rabbia: mi sento come Mara Maionchi dopo la sua cover di Another brick in the Wall a X Factor. Questa è musica. (Voto: 8).
 
Elodie – Andromeda: ci mette un pizzico di voce in più e il brano un po’ ci guadagna. Prevedo il boom al televoto. (Voto: 6,5).
 
Riki – Lo sappiamo entrambi: in effetti dopo questi cinque grandi colpi c’era bisogno di qualcuno che abbassasse il livello. Brano mediocre, sembra di stare a Ti lascio una canzone. (Voto: 5).
 
Diodato – Fai rumore: è la canzone migliore di questo Festival 2020, esecuzione dal vivo sempre impeccabile. (Voto: 9).
 
Irene Grandi – Finalmente io: un’altra canzone che è decollata, il secondo ascolto ha giovato. Una conferma. (Voto: 7).
 
Achille Lauro – Me ne frego: accolto da metà applausi e metà fischi; si può dire quel che si vuole sull’ outfit e sul modo di apparire, ma il pezzo c’è e lui stasera è stato pure bravo. Può crescere ancora. (Voto: 7-).
 
Piero Pelù – Gigante: dovrebbe avere un premio come miglior performer, si mangia il palco anche con una canzone carina sì, ma non eccezionale. È comunque un piacere vederlo in alto in classifica. (Voto: 7).
 
Tosca – Ho amato tutto: il pezzo è molto bello, paga però un testo un po’ troppo impegnativo. Può ambire al premio della critica. (Voto: 7).
 
Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango: quando fa gli acuti sembra che sbadigli, e come dargli torto visto che per la seconda sera su tre lo fanno esibire oltre l’una. Massima solidarietà. (Voto: 6).
 
Junior Cally – No grazie: buona energia, ma la canzone sembra ancora un po’ povera. Non regge il confronto con gli altri colleghi rapper. (Voto: 5,5).
 
Le Vibrazioni – Dov’è: il brano rimane carino, radiofonico, ma sembra ancora un pezzo solista di Sarcina. Secondo me sono in alto in classifica più per la presenza di Vessicchio a dirigerli che per la canzone in sé. (Voto: 6+).
 
Alberto Urso – Il sole ad Est: l’altra sera ho detto che mi ricordava Il Volo. Mi devo correggere. Dopo stasera sembra più Alessandro Safina o Piero Mazzocchetti. Li ricordate, no? (Voto: 5).
 
Levante – Tikibombom: è un po’ più quieta sul palco e il pezzo arriva meglio. (Voto: 7).
 
Bugo e Morgan – Sincero: il brano parte, Morgan comincia a cantare (male) un testo diverso dall’originale, ma Bugo scappa via dal palco e tutto si ferma. Uno in meno. Forse un litigio tra i due. Canzone squalificata dal Festival. (Peccato perché non era male).
 
Rita Pavone – Niente (Resilienza 74): incredibile, sono quasi le due ed è ancora sveglia e vispa come fosse ancora in prima serata. Il brano però non ci guadagna. (Voto: 5).
 
Enrico Nigiotti – Baciami ancora: mi ero distratto un attimo e la canzone era già finita. Il che la dice lunga. (Voto: 5,5).
 
Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare): fosse stata una canzone strumentale sarebbe stata un capolavoro. Dal vivo fa la sua figura. Solo la musica intendo (Voto: 5).
 
Marco Masini – Il confronto: finalmente siamo arrivati alla fine, le maratone di Mentana a confronto sono un cortometraggio. A Masini la tarda ora non fa né caldo né freddo. Fa il suo. Buonanotte. (Voto: 6+).
 
Pagelle di Ivan Cecere