Ci siamo! È partito il settantesimo Festival di Sanremo, il primo targato Amadeus. Dopo tanti discorsi, polemiche e aspettative, si è chiusa questa prima serata. Se la si vuole descrivere con una parola, questa è “ritmo”; in effetti sia televisivamente che musicalmente la carrellata di canzoni e ospiti procede spedita. E in questo Amadeus è stato di parola. Ha quasi creato un mix tra Conti e Baglioni senza mettere mai in secondo piano la musica.
I momenti musicali sono stati diversi; si parte con Tiziano Ferro che ha esordito con la canzone sanremese per eccellenza, Nel blu dipinto di blu, in una versione quasi da karaoke. Decisamente migliore l’omaggio a Mia Martini con una toccante Almeno tu nell’universo, e tanto di lacrimoni e voce rotta dal pianto nel finale.
Per la serie: “Amarcord” non si può non parlare di Albano e Romina Power. Con loro l’Ariston è tutto in piedi, e quasi ipnotizzato da Felicità formato long version, e da un brano inedito scritto per loro da Malgioglio che sembra la versione sobria di Mi sono innamorato di tuo marito.
Infine, lascia perplessi l’idea di Emma Marrone come superospite (io fossi stato in Irene Grandi mi sarei offeso), a pubblicizzare il suo ultimo singolo, Stupida Allegria, e fare un Medley di Non è l’interno, Arriverà, Amami, Pensami.
Ma veniamo alla gara. In maniera del tutto inedita si inaugura la prima serata del festival già con le nuove proposte, che si sfidano in scontri diretti, giudicati dalla giuria demoscopica. In semifinale accedono, non proprio meritatamente, Tecla e Leo Gassman, con il compimento del primo delitto di Sanremo 2020, ovvero l’eliminazione degli Eugenio in via di Gioia, senz’altro i migliori dei quattro.
È stata poi la volta dei primi 12 big, e al termine delle esibizioni è stata resa nota la classifica della giuria demoscopica, che vede in testa Le Vibrazioni, Elodie e Diodato, mentre in coda ci sono Rita Pavone, Riki e Bugo e Morgan.
Ma adesso andiamo a vedere i promossi e bocciati degli artisti in gara.

Pagelle Nuove proposte

Eugenio in via di Gioia – Tsunami: si parte con un bel ritmo. Loro sono frizzanti e stravaganti sul palco e portano una canzone che racconta la realtà in chiave ironica. Peccato che siano usciti, a conferma di un regolamento con eliminazione decisamente discutibile. (Voto: 7).


Tecla – 8 marzo: la vincitrice di Sanremo Young, 16 anni, porta un pezzo che accenna alla violenza sulle donne. Vuole fare la Fiorella Mannoia, ma il risultato è un brano a tratti scontato e banale.Una giovane che gioca a fare la donna matura. Poteva giocarsela meglio.(Voto: 5+).

Fadi – Due noi: segue la strada dei cantautori emergenti, sembra un Calcutta in una veste etnica. Anche lui sembra un po’ spaesato sul palco. L’inciso urlato forse fa perdere qualcosa a una canzone tutto sommato niente male. (Voto: 6).

Leo Gassman – Vai bene così: nel ritornello sfoggia un bel timbro, ma anche lui sembra giocare a fare il vecchio. Brano molto classico con un coro gospel finale che rimane in testa. È già tra i papabili per la vittoria (Voto: 5,5).

Pagelle Big

Irene Grandi – Finalmente io: la penna della premiata ditta Rossi – Curreri si sente tutta; le strofe parlate e il ritornello urlato. Molto bello l’arrangiamento con l’orchestra che si appoggia bene su una canzone ‘alla Vasco’. E lei sembra tornata quella di metà anni ’90. (Voto: 7-).

Marco Masini – Il confronto: per festeggiare i suoi primi trent’anni di carriera, Masini fa Masini; il bilancio della vita di un uomo maturo davanti allo specchio, che inizia su un tappeto di pianoforte e finisce in crescendo. (Voto 6,5).

Rita Pavone – Niente (Resilienza 74): L’arrangiamento non è male, ma lei a parte qualche urlo alla Tina Turner, sembra avere il fiato corto. Il resto è ‘Niente’, appunto. E il pubblico fa addirittura una standing ovation, più alla carriera che alla canzone, ma occhio all’effetto Bertè dello scorso anno.(Voto: 5).

Achille Lauro – Me ne frego: ” ‘St’amore è panna montata al veleno” canta il trapper, che riparte da dove aveva lasciato lo scorso anno: atmosfera punk primi anni ’80, solo che quest’anno punta più sull’immagine e sul look. (Voto: 6).
Diodato – Fai rumore: fino a questo momento è il migliore. È quello che canta meglio, il brano è molto intenso sia nell’interpretazione e magistrale nell’ arrangiamento dove l’orchestra è un valore aggiunto. (Voto: 8).

Le Vibrazioni – Dov’è: sempre fedeli a loro stessi, anche quest’anno puntano su una ballad rock melodica con il titolo ripetuto ad libitum. Mi aspetto di più (Voto: 6).

Anastasio – Rosso di rabbia: Una bella dose di rock ci voleva alle 23,00 per mantenerci svegli. Nelle strofe le parole sembrano sparate da un mitra e il ritornello è trascinante, tosto, cazzuto. Il brano è destinato a crescere. Bravo. (Voto 7,5).

Elodie – Andromeda: brano scritto da Mahmood e Durdust, e il risultato finale è proprio la versione al femminile di ‘Barrio’. Magari cantata da lui avrebbe una potenza maggiore, ma comunque si lascia ascoltare. (Voto: 6–).

Bugo e Morgan – Sincero: domina il sintetizzatore ed è subito anni Ottanta. Fa quasi tutto Morgan, anche se fa un po’ a cazzotti con le corde vocali. La base sembra buona ma ci vuole un secondo ascolto. (Voto: 6).

Alberto Urso – Il sole ad Est: il tenore uscito da Amici aspira a Bocelli, ma si deve accontentare de Il Volo. Pop lirico che è l’imitazione di una romanza. L’esibizione non è stata irresistibile. (Voto: 5).

Riki – Lo sappiamo entrambi: altro cavallo della scuderia di Amici, è un po’ Alessio Bernabei, un po’ Michele Bravi. La canzone è minimale con un testo adolescenziale; ti distrai un attimo ed è già finita. (Voto: 5–).

Raphael Gualazzi – Carioca: si chiude in bellezza, peccato sia uscito all’una passata. Lui è un genio, è un virtuoso del piano; il brano si sviluppa su sonorità cubane e trascinanti. Un bel mix di colori. (Voto: 7,5).
 
Pagelle di Ivan Cecere