E anche la terza è andata. Anche questa è stata una maratona, ma decisamente più piacevole e scorrevole della serata precedente, per il semplice fatto che i cantanti in gara sono stati protagonisti a tutti gli effetti con l’esecuzione delle cover.
Già le cover, perché per omaggiare la cifra tonda del Festival si è deciso di fare scegliere ai cantanti un brano sanremese da interpretare. 
Personalmente, non ho mai condiviso in passato la serata delle cover dato che toglie spazio agli inediti dei cantanti, ed è stato proprio in segno di rispetto verso gli artisti che Baglioni, nei suoi due anni, ha voluto, giustamente, eliminare.
In più lascia perplessi il fatto che queste interpretazioni incidano sulla classifica finale (che riguarda non la cover, ma l’inedito); se proprio si voleva fare un omaggio a Sanremo, si poteva optare per una serata più “serena” senza gara.
A giudicare le esibizioni sono i maestri d’orchestra che finalmente hanno un ruolo attivo sulla gara.
La classifica vede sul podio Tosca, Piero Pelù e i Pinguini tattici nucleari, e in coda Riki, Elettra Lamborghini e Bugo e Morgan; forse hanno trattato un po’ troppo male Gualazzi, Irene Grandi e Achille Lauro. 
Queste sono le pagelle di una serata che, nonostante alcune mie perplessità iniziali, ha avuto momenti molto alti.

Michele Zarrillo (con Fausto Leali) – Deborah : si parte già con il momento Amarcord della serata, sembrano due ragazzini che vogliono imitare James Brown. (Voto: 6–).
Junior Cally (con i Viito) – Vado al massimo: strofa tappata in chiave attuale, ritornello che sconfina nell’imitazione. Fatico a capire il senso. (Voto: 4,5).
Marco Masini (con Arisa) – Vacanze Romane: lui si concentra sulle strofe, lei è magistrale sull’inciso e insieme danno una lezione di canto. Bello anche l’arrangiamento in chiave pop. (Voto: 8).
Riki (con Ana Mena) – L’edera: approfittano di un pezzo vintage per fare i ‘vecchi’. Lui colleziona qualche stonatura, lei solo gorgheggi. (Voto: 5).
Raphael Gualazzi (con Simona Molinari) – E se domani: Ritorno al jazz per Gualazzi con una delle migliori interpreti italiane attualmente in circolazione. Tengono testa molto bene all’originale. (Voto: 9).
Anstasio (con PFM) – Spalle al muro: il livello rimane alto, Anastasio torna quello che tutti hanno apprezzato a X Factor, mettendo nella canzone di Renato Zero un po’ di sé e della sua cazzutagine. (Voto: 8).
Levante (con Francesca Michielin e Maria Antonietta) – Si può dare di più: l’idea di interpretare al femminile un brano tipicamente maschile non è male, e il risultato ha ripagato. Hanno dato al brano una veste più orchestrale con il coro come momento migliore. (Voto: 7).
Alberto Urso (con Ornella Vanoni) – La voce del silenzio: Ha praticamente copiato la versione di Andrea Bocelli, la presenza della Vanoni (a tratti smarrita) aggiunge molto poco. Un’idea un po’ più originale? (Voto: 6).
Elodie – Adesso tu: anche lei punta su un arrangiamento completamente orchestrale dandoci un timbro caldo e soft. Interessante. (Voto: 7).
Rancore (con Dardust e La Rappresentante di Lista) – Luce: fa come Anastasio, mantiene il ritornello e nelle strofe ci rappa un testo riadattato. Anche qui il risultato è molto potente e lui è un animale da palcoscenico. (Voto: 8).
Pinguini tattici nucleari – Settanta volte: un medley creato ad hoc per festeggiare i 70 anni di Sanremo mettendo insieme otto pezzi che vanno dagli anni ’50 a oggi: Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica può fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce. Divertenti e originali, ricordano Elio e le storie tese. (Voto: 8).
Enrico Nigiotti (con Simone Cristicchi) – Ti regalerò una rosa: Nigiotti butta giù e Cristicchi ricostruisce. Troppo evidente il distacco artistico ed emotivo con l’interprete originale. (Voto: 5 a Nigiotti, 9 a Cristicchi).

Giordana Angi (con Solis String Quartet) – La nevicata del ’56: interpreta Serena Rossi che interpreta Mia Martini. Uguale nel look e nella mimica. Roba più da Tale e quale show che da Festival di Sanremo. (Voto: 6-).
Le Vibrazioni (con Canova) – Un’emozione da poco: le voci dei due cantanti sono molto simili, arrangiamento rock, sembra come se l’avessero scritta loro. (Voto: 7).
Diodato (con Nina Zilli) – 24 Mila baci: flashback negli anni ’60, un mix equilibrato tra rock’n’roll e soul music. Con la coreografia sembra un numero da varietà del sabato sera. (Voto: 7+).
Tosca (con Silvia Perez Cruz) – Piazza Grande: un Lucio Dalla in versione spagnoleggiante. Le due voci stanno bene insieme, ma è come se mancasse qualcosa. (Voto: 6,5).
Rita Pavone (con Amedeo Minghi) – 1950: quanta gioventù sul palco! Minghi che quando canta sembra che vada di fretta, la Pavone ci mette intensità nell’ inciso. Si tengono per mano, si abbracciano, manca poco e intonano Trottolino amoroso. (Voto: 6).
Achille Lauro (con Annalisa) – Gli uomini non cambiano: un altro dei momenti migliori della serata. Achille Lauro, vestito da David Bowie, non sfigura e mette al centro Annalisa, che si conferma una delle voci femminili più belle che sono in circolazione. (Voto: 8,5).
 
Bugo e Morgan – Canzone per te: ci fosse stato solo Morgan sarebbe stato un capolavoro, perché Bugo ogni tanto fa delle sbavature. Bello anche l’arrangiamento orchestrale molto fedele a quello originale della versione di Endrigo. (Voto: 7).
Irene Grandi (con Bobo Rondelli) – La musica è finita: continua il momento nostalgia, continua l’atmosfera anni ’60, loro due sembrano dei crooner su una ballad swing. (Voto: 7,5).
Piero Pelù – Cuore matto: un omaggio a Little Tony in chiave punk come solo Pelù sa fare. Si conferma Toro Loco. (Voto: 7,5).
Paolo Jannacci (con Francesco Mandelli e Daniele Moretto) – Se me lo dicevi prima: Il teatro canzone fa il suo ritorno all’Ariston dopo oltre trent’anni. Jannacci Jr omaggia il papà Enzo che sembra essere lì sul palco. (Voto: 7,5).
Elettra Lamborghini (con Myss Keta) – Non succederà più: Stonature ne abbiamo?! Chiamasi inquinamento acustico. (Voto: 4)
Francesco Gabbani – L’italiano: costume da astronauta per cantare una delle canzoni più iconiche del Festival nel bene e nel male. Poteva avere più fantasia per l’arrangiamento. Ha voluto giocare facile. (Voto: 6,5).
 
Pagelle di Ivan Cecere