La pubblicazione dei brani Cyr e The Colour Of Love lascia spazio a poche interpretazioni. Il sequel di quello che pare essere un concept, almeno da un punto di vista consequenziale (definito dalla connotazione numerica Volume 1 dell’ ultimo album) sembra essere in dirittura d’arrivo.

L’ipotesi che si tratti di un sequel del fortunato Shiny and Oh So Bright Vol. 1 ha conferma nelle evidenti similitudini tra la copertina del disco e quelle, per ora utilizzate, per la promozione dei due brani.

La considerazione da principale che mi sento di fare è che Cyr e The Colour Of Love si discostano dalla composizione dell’ ultimo disco (prodotto sotto il monitoraggio di Rick Rubin, prima di tutto un mentore e poi un produttore) e forse per la prima volta nella carriera, il quartetto di Chicago torna indietro nel tempo, prima ancora a quelli degli esordi grunge che li hanno resi celebri a partire dalla metà dei novanta. Le sonorità della nuova accoppiata di brani risentono di influenze nuove per la band, che si immergono in synth tipici del glam anni ottanta (sfiorando la electro wave) e di un nuovo forte ritorno in auge dello stesso, diffusosi a macchia d’olio tra diverse realtà rock contemporanee.

Il timbro di voce di Billy Corgan, storicamente oggetto di forti dibattiti tra seguaci e detrattori, pare essere calzante alle sonorità dei due brani: più effimere, offuscate, meno marcate e ruvide rispetto al loro tipico rock. Lo stesso Corgan ha dichiarato che la coppia di brani sono autoprodotti da lui in prima persona, il che conferma una generale tendenza in cui si nota come gli artisti che si autoproducono stanno preferendo sempre più dei percorsi compositivi indirizzati verso l’infinito mondo dell’elettronica, con risultati che però non sempre sono all’altezza delle aspettative.

In attesa quindi di ascoltare il nuovo materiale attualmente in lavorazione, e soprattutto di conoscere con certezza chi, insieme al leader della band, ha avuto o avrà il compito di produrre questo secondo capitolo, considerata la direzione artistica delineata dai due brani, ciò che è intuibile è che le scelte di produzione saranno fondamentali più che mai nella fase di composizione, e quindi nel tracciare le linee guida dell’intera opera.

Per ora si può affermare che dopo un quarto di secolo gli Smashing Pumpkins ci sono ancora, hanno voglia di comporre della musica gradevole e di andare avanti, tornando indietro.

Giancarlo Caracciolo