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UN BISONTE DI NOME FULVIO

E’ domenica sera, scorro con distrazione la home di Facebook e ad un tratto appare in grassetto il nome di un amico taggato in un post. Il nome è quello di Fulvio Carotti dei Bisonti (proprio così ha messo il suo nome sul social network). Ma quello che mi ha stretto il cuore è stato leggere che da poche ore Fulvio non è più fisicamente tra noi. E subito riaffiorano ricordi di una vita fa, importantissimi per la formazione di un giovane musicista quale ero all’epoca. Lo conobbi nel 2005, in occasione della registrazione di una demo che feci con i miei compagni di avventura di quel periodo. Il bassista ci segnalò Fulvio in quanto suo amico e che aveva uno studio casalingo a San Vito, Taranto “Il mitico Fulvio Carotti dei Bisonti! Gabri lo devi assolutamente conoscere, soddisferà la tua sete di aneddoti!“. Entrammo nella sua villa e ad accoglierci c’era la sua Penny, pastore tedesco tanto dolce quanto casinista, che riuscì ad entrare da fuori al giardino nel microfono durante la registrazione della voce (e che ovviamente tenemmo, anche perchè perfettamente a tempo!). E poi “Piacere, Fulvio Carotti… Beh entrate che vi faccio un bel caffè!”. Fulvio di cuore, gentiluomo d’altri tempi che ti mette subito a tuo agio e, senza che tu te ne potessi accorgere, eri in studio con lui ad ascoltare storie mirabolanti tirate fuori dal suo vaso di Pandora. Storie che partono dagli anni sessanta, gli anni della rivoluzione musicale italiana di quel Beat che veniva dall’Inghilterra che cambiò per sempre le regole di fare musica nel nostro amato-odiato belpaese.

I suoi Bisonti sempre nel cuore anche se lui ci militò per soli due anni, dal 1967 al 1968. Ma che anni!!! Fatti di concerti, sperimentazioni e macchine di lusso. Chitarrista mancino anomalo (di quelli con le corde montate da destro) ma con una fantasia legata a tecnica e gusto che riusciva ad incantare anche l’ascoltatore più distratto. In bella mostra appeso sulla parete accanto al suo Mac la ristampa di “Occhi di Sole/Crudele” donatagli da Red Ronnie con tanto di dedica. Quello era il disco della svolta nel sound dei Bisonti, complice ovviamente il contributo chitarristico di Fulvio. Subito accanto vedo una foto di lui che suona la chitarra con un archetto da violino. Gli faccio: “Hey, proprio come Jimmy Page!“. Lui senza scomporsi mi guarda, abbassando gli occhiali alla punta del naso mi dice “Stocazzo la foto è del 1967, un anno prima di Led Zeppelin I.” E lì giù a raccontare di tutto, compresa quella volta che al Piper di Roma ebbe l’occasione di fare una jam session nientemeno che con Jimi Hendrix. Intanto io stordito ed esaltato di tutte queste storie che Fulvio raccontava, cercavo in tutti i modi di mantenere un certo contegno, ovviamente con scarsi risultati. Negli anni Fulvio ha fatto tante cose dopo i suoi Bisonti, aiuti umanitari, ha lavorato in Ilva (sì, proprio lì…), ha mantenuto vivo il suo temperamento artistico componendo colonne sonore per la Rai, e noi avevamo sempre il privilegio di ascoltare tutto in anteprima (a casa dei miei dovrei avere ancora un cd con la colonna sonora per un documentario su Atlantide).

Fulvio era schivo, aveva una discrezione invidiabile che ormai – grazie anche all’avvento dei social e al monito storico di Andy Warhol – è assente in chi preferisce apparire piuttosto che essere. Durante le registrazioni di questa famosa demo ci sbalordì soprattutto una sua timida richiesta: “Posso fare un solo su questa parte?” . E lo stai pure a chiedere??? Registrò solo due battute, ma la sua mano faceva nettamente la differenza, non solo come tecnico e fonico. Beh, oggi posso dire nel mio piccolo che in quella demo partecipò Fulvio Carotti dei Bisonti come fonico, produttore e chitarre assieme alla sua dolce Penny! Fulvio, sei stato parte di un periodo fondamentale per la musica italiana e spero che chi ti ha conosciuto possa conservare il tuo ricordo come un gioiello prezioso. A presto Bisonte!

 

GABRIELE CARAMAGNO

 

(foto da web)

Puglia Rock è un magazine fotografico/musicale, volto a promuovere e documentare le attività musicali e gli artisti pugliesi.

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