Le due ex Lola & the Lovers si raccontano su Puglia Rock.

Impantanati ancora nell’ardua scelta tra pandoro e panettone, ci ritroviamo già addosso l’odore di vecchio misto alla malinconia dolciastra dell’ennesima annata che va via. La nuova è appena arrivata e son partite le recensioni del già vecchio 2020 che, tra tanto, non si è fatto mancare evoluzioni e cambiamenti. Anno particolare, a voler essere eufemistici. Ma, secondo la sana regola dell’eccezione, nonostante l’era pandemica e tutti i colpi bassi incassati, il mondo dell’arte non si è fermato. Per tanti questo tempo surreale è stato sinonimo di ispirazione e rinascita. Per altri, solo giustificato sconforto. Altri ancora hanno trovato il modo di partorire idee nuove che per tutti noi sono state luci in fondo ad un tunnel, ahimè, non ancora finito.

Carolina Bubbico

Prendi Sofia Brunetta e Carolina Bubbico. Due cantautrici e artiste fresche di nuove uscite. Due amiche ed ex membri del gruppo rock della prima decade dei duemila Lola and the Lovers.“Evolver” è il titolo del secondo album di Sofia, “Il dono dell’ubiquità” è il terzo per Carolina. In comune hanno un sound internazionale e mai uguale a se stesso. E, dopo il consenso di pubblico e critica, le due giovani donne confermano per grado di maturità artistica il loro posto nella classifica dei talenti nostrani.

Musiciste estroverse, artiste eclettiche, cantautrici mature e donne consapevoli. Le ex Lola oggi son cresciute. Dagli esordi insieme, alle fatiche odierne da soliste, in quest’intervista Sofia e Carolina si raccontano “a distanza”. E tra passato e futuro, ci regalano un presente paziente ed ottimista.

1 Rompo il ghiaccio chiedendovi come state. Questi sono mesi disordinati e, artisticamente parlando, confusi. Voi, però, avete da poco pubblicato musica nuova. Scelta coraggiosa, direbbe qualcuno.

CAROLINA: Naturalmente fino a un attimo prima dell’uscita, la speranza era quella di superare tutto e di andare in giro per palchi a presentare il disco. Ma ad un certo punto comprendi che sarebbe innaturale portare ancora in grembo un disco ormai pronto a nascere e allora trovi il coraggio di venir fuori lo stesso. Non si può fermare a metà un processo creativo, come non si può aspettare sempre il momento giusto. Bisogna seguire il naturale flusso della creazione.

SOFIA: Tutto è imprevedibile ormai da mesi. All’inizio era spiazzante, poi con il tempo ci si è adeguati in maniera intelligente. Rispettare i miei ritmi personali e artistici è stato naturale. Dovevo andare avanti nonostante i cambi di programma. Ecco perché ho deciso di pubblicare comunque il mio disco. Inoltre, aver congelato la promozione e tutto il resto mi ha portato ad esplorare e sperimentare nuove opportunità, scoprendo in me delle potenzialità che non sapevo di avere.

2. Oggi mi trovo di fronte delle artiste e donne dalla personalità ben definita. Cosa consigliereste alle giovani rock girls delle Lola and the Lovers?

CAROLINA: Se ci fossero delle Lola da qualche parte sarebbe bene che venissero fuori a rianimare  un rock ormai morto. E direi loro di godersi i tempi con la band, per me anni di gavetta e lezioni di vita significative. Tutto era così precario eppure molto proficuo. Essere quella Lola ha posto le basi per un percorso di scrittura solistica tutto mio, da lì in poi.

SOFIA: Di esprimersi seguendo sempre un gusto personale, senza cercare di piacere per forza a tutti. Di avere obiettivi precisi e a fuoco e di lasciarsi ispirare dalla musica e dalle persone più disparate. Di imparare dai grandi classici. Di divertirsi, ma con disciplina. Avere delle regole per noi artisti è importante per non disperdere le energie.

 

Sofia Brunetta

 

3. Un ricordo bizzarro di quegli anni insieme.

CAROLINA: I ricordi più divertenti sono quelli legati al viaggio. Eravamo spesso in giro per suonare, e le dinamiche che si creavano di volta in volta erano assurde. Così ho imparato a gestire le mie interazioni professionali e con il mondo. Adattarsi ad ogni situazione, divertirsi, suonare e conoscere. Tutto era esperienza, mai sofferenza.

SOFIA: Tra i tanti, ricordo una volta a Milano quando, davanti a delle persone venute ad assistere ad un nostro live, raccontammo che eravamo delle note cantanti di reggaeton, nonché le coriste storiche dei Sud Sound System. Cominciammo a cantare in dialetto salentino, e tutti ci credettero.

4. In un’epoca in cui le reunion sono così di moda, le Lola avrebbero ancora qualcosa da dire?

CAROLINA: Abbiamo provato qualche volta a farlo per puro divertimento. Ma al momento le nostre vite sono separate. Io, ad esempio, sono molto concentrata sulla mia produzione, come tutti gli altri, ognuno sui propri progetti. Oggi non se ne parla, eppure mai dire mai.

SOFIA: Abbiamo sempre qualcosa da dire, e continuiamo ancora oggi a divertirci insieme, anche se in questi anni siamo diventate donne e ognuna vive la propria vita. Ecco perché faccio fatica ad immaginarlo.

5. Colleghe, amiche, artiste vicine. Parlando di musica, qual è la cosa che più vi lega e quella, invece, in cui riconoscete la vostra massima diversità?

CAROLINA: Ci lega l’amore per un certo tipo di musica, come il soul, l’r’n’b, come anche un certo modo di intendere la melodia e di cantare. Scriviamo e componiamo, però, in modo fortunatamente differente. Le nostre penne sono lontane, anche solo per la scelta della lingua.

SOFIA: Siamo curiose ed attirate da cose simili: a volte ci diciamo che ci piace un artista nuovo o un pezzo e finisce che si tratta dello stesso. La diversità? Carolina è di sicuro più accademica e determinata, con uno stile compositivo pulito e raffinato.

6. Un brano dell’altra che avresti voluto scrivere tu.

CAROLINA: “In a bubble”. Di quel brano mi piace da matti la melodia e il ritornello accattivante.

SOFIA: ”Hey Mama”. Brano articolato e persuasivo, ne adoro l’aspetto ritmico e l’universo creativo e sonoro che Carolina ha ricreato attraverso testo e suoni.

 

Le copertine dei due dischi. A sinistra Evolver della Brunetta, a destra Il Dono dell’Ubiquità della Bubbico.

 

7. Del vostro ultimo lavoro, invece, qual è il pezzo preferito?

CAROLINA: Avendo avuto tanto tempo per creare, sono innamorata davvero di tutti. Ma a scegliere sarebbe “Italianità”, per il senso di collettività che emana, essendo un brano scritto a più mani, e per il suo rimarcare l’importanza dei suoni dialettali come simbolo di storia e testimonianza.

SOFIA: Se devo, “When My Heart is on The Moon”. È il pezzo che canto in maniera più naturale e mi permette di esprimere uno stato d’animo legato al lutto ma in maniera leggera e spigliata.

8. Pensando ad una figura femminile della musica di tutti i tempi, chi vorreste essere?

CAROLINA: Björk, su tutte. Voce straordinaria, coraggiosa ancora oggi nello sperimentare e rompere le barriere delle stereotipie del mercato musicale, una performer e creativa a 360 gradi.

SOFIA: Ogni volta che vedo in video Alicia Keys penso che vorrei essere lei, per il suo mix di carisma, raffinatezza e grinta.

9. Cosa c’è scritto nelle vostre agende tra gli impegni futuri?

CAROLINA: Al momento punto alla promozione dei miei vinili. Il progetto per la realizzazione live del disco è di uno spettacolo a tuttotondo. Sogno un insieme di elementi, simboli, luci, colori di vita vera e di gioco, oltre che di musica. Sogno uno spettacolo interattivo e spero che arrivi presto.

SOFIA: Date le circostanze, è un po’ difficile riempire l’agenda o anche solo programmare. Ma appena si potrà ricominciare a fare musica dal vivo, mi piacerebbe naturalmente promuovere il disco con una tournée e portarlo in giro.

Articolo di Chiara Rosato