E’ di nuovo l’ora di Uno Maggio Taranto

Che l’Uno Maggio di Taranto Libero e Pensante fosse un fenomeno unico nel suo genere ne eravamo consapevoli da tempo ed anche quest’anno per la sua tredicesima edizione è arrivata la conferma: un contenitore non solo musicale, ma di esperienze, pensiero critico rispetto alle diverse ingiustizie, che anche in questa edizione sono state portate con forza alla ribalta, unendo in unico blocco temi del lavoro, della salute e dei diritti non solo in ambito locale, ma anche in una dimensione ampia e dal respiro internazionale, emergenze e tensioni  come quelle che viviamo in questo periodo, da Cuba all’Iran e alla Palestina, congiungendo in senso universale le tante criticità  che riguardano tutti da vicino.

Non è un caso che il tema predominante è stato quel “restare umani”, tentativo per cui ciascuno dovrebbe dare il proprio contributo, per salvaguardare e promuovere diritti che hanno che a fare col senso comune come la solidarietà e la dignità, favorendo diritti a discapito delle disuguaglianze.

Ecco quindi che in un gremito Parco Massimo Battista (Parco Archeologico delle Mura Greche) l’evento organizzato con la solita dedizione dai direttori artistici Antonio Diodato, Roy Paci, Valentina Petrini e Michele Riondino,  condotto con bravura da Andrea Rivera, Martina Martorano, Serena Tarabini e Maria Cristina Fraddosio, ha dato eco a questi temi fondamentali, col chiaro intento di portare ciascuno di noi ad una riflessione vera ed autentica: sul palco si sono alternate diverse personalità, da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, che ha definito simili le emergenze di Taranto rispetto a quella della Palestina, ferite aperte che dovrebbero richiamare la coscienza di tutti aldilà delle ideologie, a Tomaso Montanari, Omar Barghouti co-fondatore del movimento internazionale BDS, Alessandro Mantovani, inviato del Fatto quotidiano, che si trova a bordo di una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e che ora si trova davanti a Creta insieme agli altri equipaggi; argomenti internazionali che si sono uniti come in un ponte ideale con quelli che riguardano più strettamente da vicino vicende legate alla realtà e alle urgenze di Taranto e che ha visto presenti  tra gli altri Maria Teresa Daprile, vedova dell’operaio Ilva Claudio Salamida morto lo scorso inverno e il dottor Valerio Cecinati, fondatore del reparto di Oncoematologia Pediatrica al SS. Annunziata di Taranto, che ha evidenziato le tante criticità sanitarie del capoluogo jonico.

A fare da splendida cornice a questi temi è stata la musica, potente, di qualità ed impegnata e che ha visto diversi stili e declinazioni musicali come attori coinvolti in prima linea: dal cantautorato raffinato ed elegante di interpreti come Rossana De Pace, Margherita Vicario, Marco Castello e Giorgio Poi, al collettivo Canta Fino a Dieci, dall’energia di storici musicisti come Don Ciccio, Mama Marjas e Fido Guido, proseguendo con progetti che hanno esaltato soprattutto le nuove generazioni,   Gemitaiz fra tutti, con il suo rap fatto di rime  potenti e graffianti e ancora l’underground ipnotico di Catu Diosis, DJ e rapper originaria di Kampala (Uganda),  il rock raffinato e pieno di sfumature swing e rhytm e blues dei Rekkiabilly, le sonorità black di  Madkid, affiancato sul palco da Moddi, per arrivare a concept musicali dal grande impatto, come nel caso di Cigno capace di fondere sonorità rock, blues e psichedeliche con una poetica underground di notevole spessore, immagini musicali che risaltano una realtà cruda e visionaria, attenta analisi della società attuale, passando al post hard core e funk del collettivo Si! Boom! Voilà (N.A.I.P, Giulio Ragno Favero, Roberta Sammarelli, Giulia Formica e Davide La Sala). Sul palco non sono mancate anche delle notevoli sorprese, come quando sulla scena è apparso Kid Yugi che ha coinvolto tutti col suo street rap, musica colta e che non trascura denunce sociali soprattutto legate alla sua terra.

La serata musicale ha trovato poi il suo apice prima con la poesia intima, raffinata e profonda di Brunori Sas, che ha incantato il pubblico con alcuni dei suoi gioielli, da “Lamezia Milano” a “Canzone contro la paura”, dall’ultimo successo sanremese “ L’albero delle noci” a “ La verità” cantata insieme a Margherita Vicario e poi con l’enorme talento dei Subsonica, che hanno chiuso il concerto con il loro stile inconfondibile,  mix emozionale perfetto di funk, elettronica ed alternative che ha estasiato le migliaia di presenti attraverso successi senza tempo come“ Liberi tutti” , “Tutti i miei sbagli” in un magnifico duetto con Willie Peyote, “Il diluvio” fino a brani più recenti come “ Straniero” tratto dall’ultimo lavoro “ Terre Rare”.

Finale entusiasmante per un evento fatto di passione ed impegno.

Articolo di Giuseppe Frascella