De Idris

Anticipato dal singolo “nuda, dolce”, disponibile solo su YouTube con il visual video di Fabrizio Faco
Convertini, è in uscita dal 18 settembre “de idris”, il primo EP nato dalla collaborazione tra Silvia Fiume in
arte Siija e Paolo Palazzo. Un disco pubblicato da Dischi Uappissimi, distribuito da Artist First e promosso da
Doppio Clic Promotions, registrato al Minimacroma Studio di Martina Franca.

A impreziosirlo, lo splendido artwork di Clarissa Ceci: una figura femminile contemporanea, sospesa tra
simbolo e paradigma, con lo sguardo all’orizzonte, una mano in quiete e l’altra che dietro la schiena
impugna una spada. Tensione tra apertura e difesa, come l’acqua che attraversa ogni resistenza senza mai
interrompere il suo movimento.

Sei tracce tra alt-pop e sperimentazione. Il primo capitolo di un’alchimia che unisce la voce jazz di una
cantautrice classe 2000 e l’esperienza di un compositore per immagini. Un concept dove l’amore scorre
come un fluido.

“Al centro del progetto c’è l’acqua, metafora del nostro modo di attraversare la vita. Come un fiume,
continua a scorrere oltre ogni ostacolo: evapora, si infiltra, attraversa il sottosuolo, riemerge e genera
nuova vita”.

L’idea di lavorare insieme esisteva da tempo, ma ha preso forma solo quando le traiettorie artistiche,
personali ed emotive dei due si sono allineate. Vent’anni di differenza e background distanti che hanno
trovato una lingua comune sorprendente.

Lei, materana classe 2000, laureata in canto jazz al Conservatorio Duni di Matera, da anni impegnata in
ricerca vocale e scrittura: è la voce del duo Fernweh con Giulio Ferraro – finalista al Conad Jazz Contest 2026
– corista e tastierista dei Temo Babila, interprete per le opere di Martin Fondse e Rob Mazurek al fianco di
Fabrizio Puglisi e Pasquale Mirra.

Lui, organista, compositore e docente da oltre vent’anni. Musica per immagini e da camera, colonne sonore
per il Centro Sperimentale di Cinematografia, production music per Kellogg’s, Toyota e Puma, esecuzioni
dal Festival di Treviso alla Società del Quartetto di Vicenza fino a Sanremo 2018 con l’orchestrazione di
Custodire per Renzo Rubino e Serena Rossi.

Il titolo non è casuale, “de Idris” nasce dal dialogo tra due luoghi simbolo: la Madonna Odegitria, presenza
quotidiana nella Valle d’Itria dove vive Palazzo e la Madonna de Idris, santuario tra le rocce di Matera dove
Siija ha scritto i testi. Non propriamente religione, ma dimensione spirituale: la Madonna come archetipo,
guida per chi si perde, acqua per chi deve rinnovarsi.

L’acqua è il vero cuore del disco, un concept fluido dove ogni brano è una tappa biografica: dall’amore non
corrisposto a quello fraterno, dalle illusioni alla consapevolezza, dalla rabbia alla liberazione. Perdersi,
ritrovarsi e accettare di perdersi di nuovo. Il senso non è nella singola traccia, ma nell’attraversamento
completo.

Musicalmente, l’equilibrio è lo stesso dell’incontro: da un lato Björk, Meg, Andrea Laszlo De Simone per
Siija, dall’altro l’elettronica Warp e Stones Throw di Palazzo, in mezzo, un alt-pop intimo e cinematico.

Le tracce ne sono la rappresentazione emotiva. Dal paesaggio rarefatto e sensuale di “Nio”, dove la voce si
appoggia delicata su un suono tra melodia e sperimentazione, alle architetture scure e tese di “Epicentro”,
tra sfumature jazz e suoni vintage-moderni esaltati dalla tecnica vocale di Siija, fino a “Ipnosi”, voce
tagliente tra acuti e belting, su un tappeto magnetico e ossessivo. Unico featuring del disco, con il batterista
britannico Louis Giannamore (Gang of Youths, Loathe, Arlo Parks).

Disco interessante, fusion tra ricerca e suono tradizionale: un esordio che non cerca la strada facile del pop,
rivendica il diritto di perdersi per ritrovarsi in un’altra forma, esattamente come l’acqua. Buon ascolto!

TRACKLIST
1) nio
2) ale
3) nuda, dolce
4) epicentro
5) ipnosi
6) go away

Articolo di Giuseppe Frascella

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