“Whicch Witchh” album di esordio per J.D. Woodbine

S’intitola “Whicch Witchh” l’album d’esordio di J.D. Woodbine, in uscita lo scorso 9 gennaio per l’etichetta indipendente Trulletto Records e distribuito da Believe Music e promosso da Doppio Clic Promotions. J.D. Woodbine è il progetto solista di Daniele Sabatelli, promettente artista pugliese, voce e autore delle sue canzoni. Nei suoi brani l’artista di Monopoli è capace di trasformare la propria inquietudine in suono e in un’opportunità di conoscenza ed introspezione del proprio mondo interiore. Suoni blues, swing, folk e roots caratterizzano i suoi brani, capaci di dare vita e di ricordare le tipiche atmosfere di una New Orleans sospesa nel tempo, tra spettri ed atmosfere decadenti, che ricordano da vicino artisti del calibro di C.W. Stoneking, Howlin’ Wolf, Timber Timbre e Screamin’ Jay Hawkins, dove l’occulto si intreccia con un’idea ed un senso prettamente romantico, in una sorta di rituale riposto e suggestivo. Testi che sondano da vicino l’animo umano, concetto ideale come  visione fatta di paure, ansie, prospettive ed apparizioni. A dare significato al concept è lo stesso autore: “Whicch Witchh nasce da un bisogno urgente: esplorare le parti più nascoste di sé. Non per confessarle, ma per conoscerle davvero. I brani hanno origine da esperienze reali — amori improvvisi, delusioni inattese, errori, slanci, cadute — ma nel tempo hanno assunto una forma autonoma, diventando qualcosa di più grande della storia personale. Un luogo in cui il singolo si dissolve e resta solo l’emozione nuda: quella che tutti abbiamo vissuto almeno una volta. L’album abita un immaginario cupo ma romantico, teso ma sensuale. Chitarre spettrali, trombe che sembrano arrivare da un funerale jazz, tastiere sospese come fumo nell’aria. Un sound che non descrive, evoca. Non spiega, invoca ”. L’album è composto da nove tracce: si passa dalle sonorità iniziatiche con un cantato caldo ed incisivo di “Black Magic” a quelli sincopati, eleganti ed impreziositi dai fiati che ne danno un’elegante improvvisazione collettiva in “ Snake’s eyes” e che ricorda il suono tipico delle  marching band,  in un crescendo emozionale che diventa quasi evocazione attraverso le note dal ritmo viscerale che caratterizzano il brano “ Whicch Witchh”, fino al suono incalzante e robusto di “ Shake”, che chiude l’album.

Un disco tra modernità, sperimentazione e tradizione, fatto di interessanti fusion tra diversi stili e assolutamente consigliato. Buon ascolto!

TRACKLIST: 

BLACK MAGIC

MIRROR MIRROR

FUNERAL PYRE

SNAKE’S EYES

BLACK WIDOW

WHICCH WITCHH

BAD MIRACLE

OH FRIEND

SHAKE

Articolo di Giuseppe Frascella

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